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    FALL LEAF Fest – Vol1 & Vol2

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    Quando:
    24 febbraio 2017@21:00
    2017-02-24T21:00:00+01:00
    2017-02-24T21:15:00+01:00
    Dove:
    PataTrack
    Via Giacomo Puccini
    594, 55016 Porcari LU
    Italia
    Costo:
    Gratuito
    FALL LEAF Fest - Vol1 & Vol2 @ PataTrack | Porcari | Toscana | Italia

    Panic0nnection e KCKS Management&Promotion
    orgogliosamente presentano l’appuntamento speciale del “THE BEER PONG METAL PARTY”:

    FALL.LEAF.fest
    9 band STUPEFACENTI
    2 giornate di sfogo sonico tra PSYCH, NOISE, POST, MATH, DOOM, ART, JAZZCORE, DRONE, AMBIENT

    –||– INGRESSO GRATUITO –||–

    Venerdì 24 Febbraio 2017
    Nudist + Marlon Brando + Cane di Gøya + Zambra

    Venerdì 31 Marzo 2017
    Hate & Merda + Terapia dell’imbarazzo + Nadsat + Cani Dei Portici + Under The Bed

    info: kockasmanagement (AT) gmail.com

    MARLON BRANDO
    un nome impegnativo, che sta a simboleggiare qualcosa di forte, voluminoso, importante. Due musicanti, tutti e due ex Lola’s Dead, una forza oscura nelle ambientazioni, che esalta la percezione istintiva del musicista, una prova strumentale, spunti ballads ed esplosioni sonore. Un Marlon versione Kurtz, con poche note ben infilate tra le ossa, sulfuree come un reumatismo, devote al buio e alla carica di elettricità, un concentrato di pezzi strumentali grevi e semplici nel loro incedere inesorabile verso l’abisso.

    NUDIST
    Suoni e istinto. Alla base un bisogno: mettersi a nudo di fronte a tutti i generi, gli atteggiamenti o stili, nell’impossibilità di una schedatura forzata. Il risultato? Musica istintiva e psichedelica, per i flussi astrattivi provenienti da essa. Odiano abbassare il volume, odiano i generi e chi li genera, i Nudist, sono una cosa importante, malata, di vitale disperazione. Si, perché il capire che siamo umani è una disperazione e loro coprono benissimo questa paura con un suono totale, molto personale.

    CANE DI GØYA
    Quel quadro non ha titolo dicono, una delle opere più enigmatiche della storia della pittura. Un cane fa capolino dalle tenebre, da una superficie tagliata che sa di terra e ocra. E’ un’ombra? E’ la notte? La vecchiaia? Emerge o sta per essere sopraffatto? Le orecchie sembrano abbassate (paura?) o alzate (attenzione?), tutto è a seconda di come lo osservi. Vede qualcosa o aspetta che qualcosa compaia? Ecoica la band, sfrutta il limbo della non definizione, del non essere pur essendoci. Suoni violenti, suoni che cullano, suoni moderni, poi l’anima blues, quella sludge e forse quella prog e poi l’incastro delle immagini, del loro percorso audiovisivo che li colloca con orgoglio e successo nell’inconvenzionale.

    ZAMBRA
    Idee chiare e ben concentrate, uno sfondo tenebroso è la base ideale su cui coltivare paure e incertezze. Cupi e trascinanti, è difficile rimanere impassibili. Intrecci di chitarre notevolissime, rimangono impresse nella mente, nel cuore: vibrazioni e sensazioni così energiche e personali scaveranno il loro posto nella vostra anima per non andarsene più. Eccome se ve ne ricorderete: delle loro chitarre come armi pacifiche che sparano note come proiettili veloci, inarrestabili, curando ogni passaggio nella sua indiscutibile completezza di sfumature e dettagli, le atmosfere impetuosamente cupe, intense, segrete, penetranti, mistiche, distruttive, i crescendi e le pause che magnetizzano l’aria, sgretolano ogni cellula. Vi ricorderete anche della voce che graffia e ruggisce, facendo magie nel suo saper essere poliedrica e cangiante: aggressiva e violenta ora, riesce in un battito di ciglia a ridimensionarsi, calmandosi, recitando preghiere, cantando le emozioni più introspettive, i viaggi infiniti della mente, sposando in tutto e per tutto l’armonia che la abbraccia con passione.

    HATE & MERDA
    Un ambiente caliginoso. Qualcuno è già stato qui. Si avverte ancora distintamente la sua presenza. Con loro sembra di entrare a spettacolo già iniziato (oppure è già finito e non ce ne rendiamo conto?). Uno strano e piacevole comfort, si rimane spiazzati perché così non dovrebbe essere, ma poi comprendi di come ci sia coabitazione nel malessere e l’equazione può dirsi infine presto risolta. Confezionano ansia e disagio, infiocchettano il tutto per mezzo di uno sludge disturbante, lentamente esplicativo e abrasivo, già nocivo (per l’anima) nel dna, robina già bella che pronta a tediare la stragrande maggioranza di ascoltatori “perbenisti” sparsi per l’intero globo. Bisogna buttare giù diverse barriere musicali, la forma canzone non esiste, e neanche la parvenza di una vana lotta è mai veramente contemplata (ma per cosa si combatte quando non c’è niente in palio?, quanta realtà sarete disposti ad accettare?). Una volta presi e sedati verremo riposti sopra un rullo, lentamente trasportati “a zonzo” per ambienti non bene definiti, dove sofferenza ed inconcludenza saranno nostre fedeli compagne, le uniche che potremmo avere il lusso di permetterci o frequentare.
    Multiforme ispirazione che sfonda le porte di una superficiale improvvisazione, sarà l’istinto a dominare, con l’innata capacità di darsi per dispersi a determinare il nostro reale “gusto” e indice di gradimento coi suoi stranianti larghi spazi, così ben resi da nascondere oblio e quell’illusoria sensazione di chiuso che attanaglia.

    TERAPIA DELL’IMBARAZZO
    I figli della cavalla di troia. Fanno quel che cazzo gli passa per la testa lipperlì. Di loro non puoi saper niente fino a che non hanno finito di stuprare il pentagramma e probabilmente non sarai comunque sicuro dell’opinione che ti sei fatto. Non gli importa di compiacere quello si è evidente, ma poi ogni tot penserai siano dei paraculi commerciali, fosse anche solo perchè magari uno di loro arriva con le Hogan ai piedi. Sappiamo per certo che una volta avevano buona strumentazione, ma evidentemente l’hanno venduta su mercatinomusicale per della droga e dei cofanetti originali di b-movies da autogrill. Proiettano roba sconcia alle loro spalle. Sono stati bocciati più e più volte alle medie.

    CANI DEI PORTICI
    Quando un bipede rocker decide di trasformarsi in un quadrupede d’assalto, ecco che magicamente si odono i decibel di un latrato distorto riecheggiare possenti nelle strade e nei vicoli della città, partendo dai suoi portici fino a raggiungerne il cielo per squarciare la sua cappa d’indifferenza. Graffiano e tirano calci con la forza di un bisonte imbizzarrito, correndo feroci tra post hardcore, noise e rock. Il pacifico rumore di onde marine si polverizza di fronte ai colpi di chitarra folgorante e batteria devastante, folle grida, qualche attimo di riflessione, poi intensa mattanza sonora, scuri sfoghi intrisi di drammatico malessere esistenziale, fiato sospeso, ramificata ed elaborata struttura.

    NADSAT
    L’ignoto, diceva Krishnamurti, è ciò che siamo. Viaggiare dentro di noi e contemporaneamente a sognare le stelle e a cercarle di raggiungerle. Un rumore rugginoso e vorticoso che aggroviglia le budella e aumenta la tensione, poi un ritmo schizofrenico tanto da far impazzire tutte le stelle del firmamento e portarle al collasso. Qualunque cosa che, accadendo, ne fa accadere un’altra. Ispirati da opere cine-letterarie fantascientifiche e da tutto ciò che concerne i fenomeni universali, esplorano i curiosi dilemmi dell’uomo che sgomento, ad ogni alzata di sguardo verso il cielo, si chiede il perché dell’esistenza di questo ignoto che lo circonda.

    UNDER THE BED
    Si concedono una libertà di scelta verso qualunque stile musicale si possa immaginare, sconvolgendo le comuni strutture standard, utilizzando temi più che ritornelli, come se ogni traccia fosse un pezzo classico senza fine che muta in una sorta di flusso di coscienza di generi e stati d’animo. Un turbine di dolcezza schizotropica, una voglia di rotolarsi amorevolmente con la tipa sulla battigia di conchiglie spezzate, che feriscono le gote rosee e si imprimono sulle nude natiche della fine estate, per poi infine rendersi conto di quanti ammassi di stronzate siamo costretti a scrivere per tentarvi all’ascolto di un’altra delle migliori band che l’underground italico abbia mai partorito.