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Koza Noztra: “Sancta Delicta Atto I” – Recensione

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“Lo Stato sono io, io sono lo Stato”. I Koza Noztra sono la coscienza della nazione, sono la verità spiattellata sulle nostre facce con sarcasmo, cattiveria e sincerità, sono un fulmineo grido disperato di denuncia politica e sociale molto più efficace di molti pseudo intellettuali e/o cantanti che popolano l’italica penisola. Tutto questo è “Sancta Delicta Atto I”, il primo atto di due ep (il prossimo sarà pubblicato a breve) che formeranno il nuovo album della band.

L’intro “Annunciazione” è una dichiarazione d’intenti: lo Stato si rivolge direttamente a noi e ci vomita addosso con sferzante sarcasmo corruzione, intrallazzi e atrocità fisiche e morali di ogni tipo. Lo Stato si presenta e ci invita a sfidarlo o a temerlo. Oppure a essere suoi complici. “Belfagor” parte con un veloce e vorticoso riff assassino che si tuffa in hard and heavy dalle ritmiche serrate ed è una preghiera a una divinità maligna, affinchè si impegni a santificare e proteggere stragi, omicidi e nefandezze di ogni tipo, tutto nel nome del potere. Siamo in Italia? Pare proprio di sì, ma non solo. “Mammut” è cadenzata e pesante, sorretta dalla stentorea e declamatoria voce del singer che ci ricorda come in una società corrotta sia la stessa corruzione a sedare qualsiasi forma di rivolta e opposizione attraverso un persuasivo uso del denaro, oppure della forza. Bellissimo l’assolo, che riproduce musicalmente l’amarezza di fondo che pervade il brano. Siamo tutti corruttibili, è questo il potere dello Stato e su questo si fondano le sue certezze.

“Polifemo I” è una delle migliori song del lotto, una sarcastica e plumbea preghiera rivolta a un’ipotetica, infame divinità che aiuti a delinquere, a uccidere e a corrompere, il tutto costruito su riff e ritmi lenti e reiterati. “Ruggine”, invece, è basata su un lavoro di chitarra ora stoppato ora veloce e su furibonde partiture di batteria che conducono il pezzo nella parte finale distorta e opprimente. La penultima traccia è “Polifemo II”, canzone gemella dell’omonima prima parte che, attraverso un tempo in 4/4 e un approccio chitarristico dilatato, consente nuovamente al cantante di declamare a piena voce la rivoltante situazione in cui siamo costretti a vivere. Il lavoro si conclude con “Strategia della tensione”, a mio avviso un brano eccezionale, sommesso e strisciante all’inizio, esplosivo e disturbante nella parte centrale, grazie anche all’inserimento di loop ripresi dai vari notiziari nazionali, e realisticamente feroce alla fine, quando l’accusa passa dalla politica alla religione.

L’ultimo suono di questo meraviglioso ep è uno sparo. Un colpo di arma da fuoco che mette a tacere tutto e tutti, dissidenti e conniventi. Serve aggiungere altro? Solo che questo è un album fenomenale, una vera opera d’arte perché, al di là dei gusti musicali e dal vostro livello di amore per l’hard rock/heavy metal, possiede la capacità di denunciare, far riflettere e aprire gli occhi. Questo è il vero compito di un artista e i Koza Noztra, oltre a intrattenerci con la loro musica, aprono la scatola nera dei nostri pensieri.