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Marco D’Andrea: “Io chitarrista metal? E’ limitante”

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marco d'andrea

Oggi parliamo con Marco D’Andrea, chitarrista fondatore e mastemind dei Planethard, il cui ultimo lavoro “Now” è stato già recensito sulle nostre pagine. In questa occasione vogliamo conoscere meglio il “musicista”, per questo indagheremo sulla sua progressione artistica a partire dal principio della passione per la musica.

Ciao Marco, benvenuto sulle pagine di Metal In Italy. Iniziamo dal principio: come è nata in te la passione per la musica e la chitarra in particolare?
Ciao Stefano, è un piacere rivederti! Un saluto anche a tutti i lettori di Metal In Italy.
La passione l’ho sempre avuta: quando ero piccolo durante i tragitti in auto, con i genitori e familiari si ascoltava sempre musica, principalmente Pop Italiano, ma è da lì che sicuramente ho ereditato il gusto per la “melodia”.
La “folgorazione” per la chitarra, come la chiamo io, è arrivata a 12 anni. Mi ricordo, come se fosse ieri, ero a casa di un amico a giocare e in televisione si stava esibendo un cantante italiano molto famoso, accompagnato alla chitarra dal grande Andrea Braido. Restai talmente di sasso dopo averlo sentito che uscito da casa del mio amico continuavo a ripetermi: “anche io devo suonare la chitarra… devo suonare la chitarra!!”. Qualche anno fa ho avuto il piacere di suonare con Andrea e non potevo non ringraziarlo per avermi trasmesso la voglia di suonare questo fantastico strumento dalle mille sfumature.

Nel tuo curriculum ci sono diversi titoli di studio, ma quali sono state le tappe fondamentali del tuo percorso formativo?
Mi sono diplomato al Centro Professione Musica di Milano in Chitarra Moderna, percorso Gold. Mi sono specializzato in chitarra Flamenco con Roberto Riva, il massimo esponente della chitarra Flamenco qui in Italia. Ho frequentato il Conservatorio , dove ho appreso le tecniche della chitarra classica e tutto quello che orbita intorno alla musica classica. Sicuramente per quanto riguarda l’elettrica, il grosso del lavoro si impara in studio di registrazione e durante i live.
Sono dell’idea che studiare è indispensabile, ma anche essere insegnanti di sè stessi è importantissimo. Personalmente mi piace molto indagare in ambito musicale sul “perchè delle note” …. “perchè questo accordo è qui, e perchè questa nota in quel punto suona così dannatamente bene?”. La risposta sta nella teoria musicale, così come nell’orecchio e nell’estro di chi compone.

La scelta di affrontare studi diversi tra loro nasce dall’esigenza di essere un musicista completo?

Sicuramente! Non mi è mai piaciuto essere etichettato come chitarrista metal, penso sia limitante per un musicista. Suono con piacere dalla Classica al Flamenco, dal pop al funk, al rock, al blues ed al metal.
La cosa più bella è contaminare i vari generi musicali con tecniche provenienti da altro. La musica ha mille strade da percorrere, sta al musicista capire quali gli possono servire.

Recentemente hai anche pubblicato il video della tua interpretazione di “Lágrima” di Tárrega. Perché la scelta è ricaduta su questo grande compositore e soprattutto da dove nasce il tuo amore per le composizioni di musica classica?
Tárrega è uno dei miei compositori preferiti, in questa composizione si sentono tutta la passione e l’emozione che uno strumento a corde può esprimere. Andate a vedere un video in rete e poi capirete di cosa sto parlando… Volendo, c’è anche una mia versione ! Ogni volta che suono questo brano, mi emoziono sempre; mi porta ad un livello di “sentire” che ritrovo solo nei grandi.

Ne abbiamo già parlato in occasione della presentazione del video, ma vorrei che me ne parlassi nuovamente: tra qualche tempo ci sarà anche un nuovo video ed una nuova canzone da te interpretata?
Si, il brano è di Roland Dyens intitolato “Saudade n.3” (ascolta) .
Dyens durante i live tende a lasciarsi andare all’improvvisazione in particolare nel rompere il ghiaccio con il pubblico, per far emergere lo stato emotivo del momento. E’ un punto di vista che condivido molto. Il brano tra l’altro è uno dei più difficili che abbia mai suonato, è stata una bella sfida.

Qualche anno fa hai pubblicato anche un disco solista, da dove è nata l’esigenza di fare qualcosa al di fuori della tua band? Che tipo di esperienza è stata?

Il mio disco solista “Everything I Have To Say…” è stato registrato subito dopo aver registrato il secondo album Planethard “No Deal” ; era il momento migliore: mi sono detto “ora o mai più!”.
Gli impegni nei Planethard sono davvero molti e appena ho visto un spiraglio di tempo ne ho subito approfittato.
Reclutato Matteo Magni del Magnitude Studio come produttore artistico, mi sono dedicato a tempo pieno ai brani per scolpirli al meglio.
L’esigenza di esprimere me stesso non solo attraverso i Planethard, che sono una band Metal, ma attraverso tutti i vari stili musicali che mi hanno influenzato ha dato vita a “Everything I Have To Say…” ed il titolo non è casuale!
Esperienza bellissima ed appagante, quella di cimentarmi con altri generi musicali. La parte più complicata è stata affidare la melodia portante, generalmente espressa dalla voce, alla chitarra elettrica, facendo sentire in maniera efficace tutte le possibilità che questo strumento offre.
Tanti anni fa ero giovane e shredder (ride) , oggi mi piace essere melodico ed usare la tecnica principalmente come collante o passaggio tra le parti.

Tu svolgi anche attività didattica. Qual è il tuo approccio all’insegnamento? Trovi che sia importante confrontarsi con giovani musicisti desiderosi di apprendere?
Adoro insegnare! La cosa più interessante è che quando insegni, a tua volta impari qualcosa di nuovo. Avendo allievi molto giovani, ad esempio, conosco tutti i nuovi generi musicali e le band emergenti…. che peraltro hanno sovente nomi abbastanza singolari, dal mio punto di vista!
La mia filosofia di pensiero sulla musica è che se ci credi, studi e ti alleni, puoi raggiungere tutti i traguardi che vuoi. Il “non riesco…” non esiste, molto spesso cela un “non ho voglia di studiare” .
Nella vita si fanno delle scelte, io ne ho fatte molte ed anche molti sacrifici. Nessuno regala niente, se si vuole qualcosa è necessario farsi in quattro per ottenerla!

Per quanto riguarda la tua crescita professionale, continui a studiare? Quali sono le attività che svolgi regolarmente e che suggeriresti a chi imbraccia una chitarra ogni giorno?
Non potrò mai smettere di studiare! Chi suona a certi livelli sa bene quanto sia importante essere sempre pronto, “essere sul pezzo” …e questo vuol dire allenarsi ogni giorno. Essere un musicista, è come essere un atleta ed allenarsi con costanza ogni singolo giorno.
Sicuramente bisogna tenere allenata la tecnica, la velocità. Molti su youtube sono velocissimi ma quando poi devono suonare due note con intensità, tipo il grande B.B. King non sanno da che parte iniziare.
Faccio e faccio fare ai miei allievi moltissima improvvisazione su un accordo singolo, o su pochi accordi, in modo da far sentire tutti i colori delle note e dei fraseggi che si possono eseguire sulle tipologie di scale che quell’accordo suggerisce.
Inoltre ascoltare e suonare molta musica, spaziando il più possibile tra i vari generi musicali, è un esercizio molto utile.
E, cosa molto importante, se sei un chitarrista non puoi non studiare Hendrix, indispensabile e basilare per qualunque genere si voglia suonare!

Ti sei mai trovato dinanzi ad un brano che ti abbia creato qualche grattacapo? Qualche composizione la cui complessità di abbia fatto sudare per ottenere il risultato desiderato…
Certo che si! E più di una volta! Per quanto riguarda brani composti da altri, il già citato Roland Dyens, mentre nel mio disco solista il brano “Why” mi ha dato non poco da pensare.
La complessità di questo brano sta sicuramente nella tecnica in alcuni punti, ma principalmente nel trovare il tocco giusto. Vivaldi usava moltissime sfumature dinamiche nelle sue composizioni, ed applicare questa possibilità espressiva in ambito moderno è ciò che volevo fare.
“Why” ha molti timbri, forse è la canzone dell’album che meglio mi rappresenta sotto ogni punto di vista: stilistico, melodico, tecnico, interpretativo…

Non può mancare la domanda sui tuoi progetti futuri. “Now” è stato apprezzato da pubblico e critica, cosa dobbiamo aspettarci sia per i Planethard che per la tua carriera solista?

Con i Planethard sto già lavorando al prossimo album, anche se al momento molte delle idee sono nella mia testa o registrate sul mio Mac. Sicuramente sarà proprio “NOW” il punto di partenza del nuovo album.
Per quanto riguarda il mio progetto solista, oltre ad aver pubblicato in questo periodo dei brani di musica classica, ho già scritto alcuni brani, ma aspetto il momento giusto per registrarli, quando sarò certo di aver dato la giusta forma alle idee che mi frullano per la testa.

Bene, l’intervista è conclusa. Io ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato e lascio a te il compito di concluderla con un messaggio ai nostri lettori. A presto!
Ciao Stefano, grazie a te per lo spazio concessomi e per la professionalità. Saluto nuovamente tutti i lettori di Metal in Italy, dicendo loro di andare a vedere i concerti delle band italiane, e se possono di supportare la nostra musica, acquistando il cd o la maglietta di una band che vi è piaciuta. Questo ci aiuterà a restare a galla in questo periodo così difficile che sta vivendo il music business. A presto!