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Planethard: “Now” – Recensione

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Primo impatto con l’album: “Play Harder”…BOOOOMMM!!!
E la recensione potrebbe tranquillamente finire qui, ma sarebbe scorretto nei confronti dei nostri lettori e dei Planethard. Non che gli altri pezzi di “Now” siano da meno, anzi! Sapete ho scapocciato talmente tanto sull’opener che ho il mal di testa!

Ricomponiamoci e andiamo per gradi. La band meneghina dopo diversi anni di carriera e due album alle spalle, che hanno permesso loro di suonare in giro e fare da apripista a nomi altisonanti dell’ hard rock (solo per citare qualche illustre sconosciuto: Mötley Crüe, Motörhead, Scorpions, Velvet Revolver, Gotthard ecc…), approda finalmente al terzo album su Scarlet Records.

“Now” è una miscela esplosiva di Hard Rock che vi farà sobbalzare dalla sedia sin dai primi secondi: chitarroni possenti, una sezione ritmica quadrata e solida come una roccia ed il talento vocale di Davide Merletto disegnano un quadro che davvero sembra privo di sbavature. Le radici del loro sound sono profonde e ben radicate nell’ Hard Rock più potente e sanguigno, tuttavia non pochi sono i richiami ad un certo Rock alternativo di matrice americana.

La song di apertura dell’ alBOOOMMM…ops, scusate davvero ma “Play Harder “ è davvero una mazzata, potentissima e trascinante dall’inizio alla fine! Ok, ricomponiamoci per la seconda volta. Stesso discorso per “The One” e “Awake”, riffoni pesanti e ritornelli orecchiabili. Più riflessive “Neverfalling Superstar” e la ballad “Don’t Say Goodbye”. Il disco scorre via che è una meraviglia, tutti i pezzi sono degni di nota ma personalmente ritengo, l’opener a parte, che il pezzo più riuscito sia proprio la titletrack “Now” posto a chiusura dell’abum: un pezzo che racchiude tutte le essenze della band, davvero una degna chiusura.

Nota di merito spetta anche alla produzione in generale, si vede che nulla è stato lasciato al caso: un sound bellissimo, moderno e dannatamente potente, che (purtroppo mi sono stancato di dirlo ma è una triste realtà) farebbe impallidire i nomi cosiddetti altisonanti del rock internazionale.
Sperando che al “rock internazionale” i Planethard ci arrivino presto, magari entrando dalla porta principale, io mi sparo di nuovo l’album a tutto volume e….BOOOOMMM!