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Reasons Behind: “Vogliamo raggiungere quanta più gente possibile”

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I bolognesi Reasons Behind rappresentano una delle sorprese più belle di questo 2014. “The Alpha Memory” è un album che ci ha stupito ma questo già lo sapete, la nostra recensione parla chiaro. Ma noi vogliamo saperne di più ed abbiamo contattato la band stessa. A rispondere ci hanno pensato Ely (voce) e Gabri (chitarra)

L’intervista:

Salve ragazzi e benvenuti su Metal in Italy.

Grazie a voi per lo spazio che ci dedicate e ciao a tutto lo staff e ai lettori di Metal in Italy.

Partiamo subito dal presente: Alpha Memory. Quali sono i primi feedback di fans e addetti ai lavori?

Per il momento davvero buono su entrambi i fronti, tenendo presente che ad esempio ci sono arrivati un sacco di ordini prima ancora che il disco uscisse il 1° dicembre, quando avevamo pubblicato online solo un breve teaser con un minuto e poco più di spezzoni tratti da 4/5 pezzi del disco. Alla gente (mi fa un po’ strano dire “ai fans”) il disco sembra piacere e per ora anche agli addetti ai lavori.
Una reazione così unanime ci ha un po’ stupiti, onestamente, ma non per una sorta di falsa modestia: rispetto a quella che sembra essere la tendenza nel metal con cantato femminile degli ultimi anni, ossia la virata verso contaminazioni al limite del pop iniziata con gli Amaranthe, noi ci siamo trovati con in mano un album decisamente meno fruibile, meno immediato. Le canzoni sono lunghe mediamente sui 5 minuti, in cui la classica struttura strofa – ritornello talvolta risulta spezzata o comunque arrangiata ogni volta in maniera diversa. Consci del fatto che il nostro lavoro potesse o meno piacere, la prima cosa che ci siamo detti è stata che nel caso si trattava di un lavoro apprezzabile con il tempo, dopo diversi ascolti… essere stati smentiti ci fa davverobpiacere!
In un’era come questa, in cui la musica viaggia sui cellulari a porzioni di 3 minuti l’una, questa reazione positiva non può che farci ben sperare…

Come abbiamo rimarcato in fase di recensione Alpha Memory si distacca da “Overture”. E’stata un’evoluzione naturale o avete scelto di dare una sterzata più moderna al vostro sound?

Direi che si tratta di un seme che avevamo prematuramente piantato già durante la composizione dell’EP: in mezzo a pezzi chiaramente più sullo stile di Nightwish, Epica & co., ogni tanto è possibile trovare anche in “Ouverture” qualche suono elettronico, qualche uso della voce un po’ meno… standard. Erano i primi pezzi che componevamo insieme, alcuni sono stati scritti principalmente da uno solo dei componenti alla volta, quindi come gruppo non avevamo una nostra identità musicale ben definita.
Quando abbiamo cominciato a mettere nel calderone il materiale per “The Alpha Memory” ,
invece, siamo partiti avendo in mano solo la storia, la melodia del carillon e il riff di tastiera che apre “Under The Surface” (il primo pezzo vero e proprio): lavorando insieme fin da subito, ci siamo potuti concentrare sulla direzione che volevamo prendesse ogni singola canzone, anche in relazione col concetto che stavamo esprimendo in quel momento. Nel caso specifico dei suoni che abbiamo scelto, poi, ci siamo trovati ad avere in testa un’idea piuttosto precisa di come volevamo uscissero le cose: alla fine abbiamo visto che pescavamo sempre da un certo genere di synth, ma il risultato ci piaceva… quindi perché no?

L’album inizia e finisce col suono di un carillon: Quale storia si evolve nel mezzo? Possiamo parlare di “concept album”?

“The Alpha Memory” è assolutamente un concept album. Il suono del carillon in un giorno di pioggia dà il via ad un viaggio nella memoria, ad una ricerca della propria identità che la protagonista compie attraverso le diverse tracce, fino a ritrovarsi nuovamente col carillon in mano…
In mezzo abbiamo provato a riflettere, in maniera un po’ romanzata, sul legame che esiste tra i ricordi che ci costruiamo nel corso della vita e come essi contribuiscano a definire la nostra personalità, a dirci chi siamo in realtà…e ci siamo chiesti che cosa resterebbe se ci venissero portati via le nostre esperienze passate…

Voi amate etichettare il vostro genere come Metal moderno e melodico. Ci sono chiarissimi elementi power, a volte si sconfina nel prog, ci sono pezzi estremamente duri, qualche componente elettronica e la voce di Elisa che da il tocco melodico al tutto. Ciò riflette le vostre diverse influenze musicali o avete ricercato di proposito tale varietà di stili?

L’etichetta di modern melodic metal credo serva solo a semplificare. Per una cosa o per un’altra, all’interno del disco abbiamo attinto da diversi sottogeneri metal e anche da filoni musicali che con il metal non c’entrano granché: i suoni di tastiera, per esempio, sono riconducibili più alla musica dance, talvolta addirittura alla dubstep o alla techno, mentre la sezione ritmica salta, come giustamente notavi, dal power al prog, passando talvolta per sonorità riconducibili alla scuola scandinava.
La cosa è avvenuta in maniera naturale, perché noi quattro ascoltiamo generi molto diversi tra loro: ognuno di noi ha portato la sua personale visione della musica, dopodiché abbiamo semplicemente cercato di limare quei punti in cui le cose non suonavano come dovevano, di mettere le canzoni al primo posto. Credo che questo fattore sia stato assolutamente fondamentale, per evitare di ricadere nella solita manciata di melodie o cliché tipici di questo o di quell’altro genere.
Anche la voce si è messa al servizio del concept e della musica come tutti gli altri strumenti, privilegiando l’aspetto interpretativo/narrativo (la voce che canta è sempre quella della protagonista): a quel punto, il problema di scegliere tra l’utilizzo della tecnica lirica e quella moderna non si è mai posto, perché a seconda di cosa stavo cantando in quel momento mi appariva subito chiaro quale fosse la più adatta per garantirmi la necessaria libertà espressiva.

Qual è stata la scintilla tra voi e la Maple Metal Records? Siete soddisfatti del lavoro che svolgono per voi?

Il rapporto con la Maple è nato per caso, mentre stavamo mandando il master del disco alle varie etichette: avevamo ricevuto già qualche offerta, ma il loro entusiasmo per il nostro progetto ci ha subito colpiti e alla fine eravamo tutti convinti che la scelta migliore fosse quella di collaborare con loro.
Al di là della mera distribuzione (digitale e fisica) del disco, stiamo lavorando insieme per la promozione, che in fondo per un gruppo come noi è la cosa più importante: anche a livello live loro supportano molto le band del loro roster, per cui siamo davvero soddisfatti di come le cose si sono evolute finora.

Siete originari di Bologna, come considerate la scena rock­metal della vostra zona? Esiste collaborazione ed aiuto tra le bands locali?

Mah, l’impressione che ci siamo fatti girando un po’ il nord e il centro Italia per i concerti è che la situazione sia abbastanza brutta ovunque: magari ci sono zone con un maggior numero di locali che fanno serate metal – mi viene in mente in particolare la zona tra il milanese e il bresciano – e lì le cose vanno un po’ meglio, ma in generale direi che la scena underground non se la passa molto bene.
Probabilmente si tratta un insieme di fattori. Da una parte c’è sicuramente meno tempo da dedicare all’ascolto, rispetto al passato: come abbiamo detto prima, ora la musica viaggia in streaming o, comunque, sugli smartphone, relegata spesso a mero sottofondo, e di conseguenza c’è anche meno voglia di cercare gruppi nuovi, di ascoltare qualcosa di diverso. Poi al limite si spendono 70 euro per sentire un gruppo che fa le stesse canzoni da vent’anni (non suonandole più nemmeno troppo bene, magari), invece di investirne 5 per godersi altrettante band meno conosciute, che propongono musica propria e pure di livello. Oppure, semplicemente, si preferisce una cover band.
Purtroppo anche l’anello centrale della catena, ovvero i locali, non sempre fornisce un contributo positivo per il miglioramento della situazione, preferendo gruppi disposti a suonare gratuitamente e a riempire la sala di amici, piuttosto che puntare alla qualità della musica proposta. Poi ci si lamenta se nella propria zona ci sono serate sempre coi soliti 4 gruppi…
Nell’underground, poi, invece di aiutarsi per ricreare e mantenere una scena viva e attiva, spesso le band si fanno una vera e propria “guerra tra poveri”, fatta di sotterfugi e invidie, perché ancora vige la credenza un po’ assurda che se condividi una serata con altri gruppi, o anche solo se vai a vederli live, danneggi te stesso. Se penso che la nostra primissima serata live è nata per caso, chiacchierando con un altro gruppo underground che eravamo andati a vedere dopo aver sentito i loro pezzi su myspace…
È chiaro comunque che non si deve fare di tutta l’erba un fascio (in ognuno degli ambiti che abbiamo citato esistono delle piacevoli eccezioni), ma con questi presupposti diventa difficile sostenere una scena metal degna di tale nome. Ora sembra che da noi qualcosina si stia muovendo, ma preferisco ritrovarmi piacevolmente sorpresa tra qualche tempo, piuttosto che illudermi subito e poi rimanerci scottata (come è già accaduto in passato).

Domanda inevitabile: avete una cantante donna e di bell’aspetto, non avete paura che
questo binomio possa diventare un cliché che molto spesso ritaglia alla bravura del resto della band (e delle doti vocali indiscutibili di Elisa stessa n.d.r.) un ruolo marginale?

Beh, da che mondo è mondo il cantante (o, nel nostro caso, la cantante) ha sempre avuto un posto privilegiato dal punto di vista dell’immagine, vuoi perché la voce e il cantato arrivano con più facilità a tutti, rispetto agli strumenti, vuoi perché durante un concerto è l’elemento che spicca di più. È chiaro, poi, che se si tratta di pure una persona di bell’aspetto l’effetto è amplificato e la gente tende a identificare il gruppo con la frontwoman: cavolo, perfino io se penso agli Epica o ai Within Temptation ho in mente Simone Simons e Sharon Den Adel e non ho la più pallida idea di che faccia abbiano gli altri componenti!
Sappiamo che funziona così, che fa parte del gioco, quindi nessuno se la prende più di tanto.
Avremmo anzi alcuni aneddoti abbastanza spassosi a riguardo…
Esiste, comunque, anche l’altra faccia della medaglia: molti, magari, si saranno soffermati sulla musica o sul video dopo essere stati attirati da qualche foto (dubito sia stato grazie alla prestanza dei maschietti). In un’epoca come questa, dominata dall’immagine e satura di proposte, avere un particolare che ti consenta di saltare all’occhio aiuta a farsi conoscere e a far arrivare quello che fai a più persone. Il resto, nel nostro caso, dovrebbe farlo la musica.

Avete girato il videoclip di “With your light”. Come mai la scelta proprio di quella canzone? Qual è la trama del video?

La scelta del pezzo che avrebbe fatto da primo singolo al disco è stata il frutto di una bella votazione old style e, vista la durata della canzone, penso sia stata anche una scelta abbastanza coraggiosa. Voglio dire: sette minuti di musica da riempire non sono stati una passeggiata, soprattutto considerando il fatto che volevamo in qualche modo presentare anche la storia del concept, non solo la musica. Il brano, poi, non ha proprio la struttura tipica del singolo, con la sua intro di quasi un minuto e lo stacco centrale di piano e voce…insomma, ci siamo voluti un po’ male.
Per quanto riguarda la trama del video, abbiamo appunto cercato da una parte di sintetizzare a grandi linee la storia di “The Alpha Memory”, dall’altra di insistere su alcune parti del capitolo “With Your Light”, in modo che ascoltandola uno riuscisse a ritrovarsi nel testo. La protagonista viaggia in parallelo su tre diversi piani narrativi: quello della realtà, che apre e chiude la storia, e quelli del flashback e di una sorta di viaggio mentale, che si intrecciano tra loro fino al momento degli assoli, in cui le scene vengono ripresentate nel corretto ordine cronologico, svelando come stanno realmente le cose.
A posteriori, probabilmente abbiamo preso l’unica traccia che potesse prestarsi ad un lavoro del genere, ma devo ammettere che sul momento è stato davvero un lavoraccio.

Per chiudere parliamo di futuro, del vostro futuro. Quali traguardi immaginate possa
raggiungere Alpha Memory
?

Penso che potremmo riassumere i nostri obiettivo con una sola frase: raggiungere quanta più gente possibile, che sia tramite il video, la musica o i concerti live. In fondo le tre cose sono correlate, perché magari molta gente viene a sapere della nostra esistenza tramite il video, poi ascolta i pezzi e ci viene a sentire dal vivo, oppure le capita di assistere ad un nostro concerto, quindi si informa, ecc.
“The Alpha Memory” è un disco che può piacere come no, sui gusti non si discute, ma credo che valga la pena di viverlo almeno una volta con calma, leggendosi i testi mentre sotto la musica li racconta, provando ad immedesimarsi nella vicenda.
Ecco, direi che vorremmo semplicemente portare in giro la nostra storia e farla sentire alla gente.

Grazie per averci dedicato un po’ del vostro tempo. Se volete potete salutare a modo
vostro i lettori di Metal in Italy
!

Grazie a voi per averci dedicato spazio sulla vostra webzine!
Vorrei solo dire a chi ancora non ci conosce di fare una visita sul nostro canale Youtube e guardarsi il video, leggersi la storia (ne abbiamo messa una versione in italiano e una in inglese sulla pagina facebook) e ascoltarsi i sample che ci sono sul web (il teaser del disco, alcuni pezzi in streaming, ecc…), per capire di cosa si tratta e viverne un pezzetto…può anche capitare che la cosa vi piaccia!