Home Recensioni The Silverblack: “The Grand Turmoil” – Recensione

The Silverblack: “The Grand Turmoil” – Recensione

SHARE

Un progetto ambizioso quello dei The Silverblack, band torinese che fonde l’aggressività del metal alle sonorità cibernetiche dell’elettronica, creando così con “The Grand Turmoil” un album dalle molteplici sfumature.

Le tracce sono pervase da un alone gotico, oscuro ed industriale, ciononostante il combo non disdegna soluzione melodiche di più ampio respiro. La componente elettronica gioca sicuramente un ruolo fondamentale, per questo la release incontrerà sicuramente il favore di ascoltatori maggiormente attratti da sonorità sintetiche. Non mancano comunque chitarre distorte e ritmiche incalzanti, anche se un occhio di riguardo è sempre rivolto alla creazione di tracce atmosferiche ed articolate.

Emerge chiaramente una grande cura posta negli arrangiamenti, soprattutto quelli derivanti da synth, loops e campionamenti vari, curati dalla mente della band Neroargento. I primi brani della tracklist sono quelli maggiormente ispirati, a partire dall’opener e titletrack “The Grand Turmoil”. I ritmi incalzanti, le voci sporche di Neroargento e Claudio Rovinale, coadiuvate in alcuni frangenti da cori melodici, la batteria di chiara estrazione dubstep rappresentano elementi fondamentali per i The Silverblack. Incipit più atmosferico per la seguente “Anymore”, brano dal carattere marcatamente acido e dal refrain che si piazza dritto nella mente e vuole essere cantato a squarciagola. Aggressività regna sovrana in “King Size Vandalism”, tra i brani più nervosi e martellanti, mentre con “Retaliation” i Nostri dimostrano di essere in grado di creare tracce più distese, che si discostano dai ritmi arrembanti delle precedenti.

Personalmente li preferisco nella veste maligna, quella che permette loro di tirare fuori il lato più oscuro della band. È per questo che di “As Good As Dead” ed “Attic Hime” non ho particolarmente gradito le parti quasi festaiole.

Da citare anche “Might Get Worse Before It Gets Better” e la conclusiva “Fragmentary Blue”, la prima per il ritorno alla formula dotata di maggiore aggressività, la seconda per le atmosfere melodiche, ma allo stesso tempo sofferte ed oscure.

In questo secondo album i The Silverblack dimostrano di avere tante frecce al loro arco, ma personalmente spero che nei prossimi lavori la direzione sia rivolta maggiormente verso il lato cattivo e rabbioso, lasciando da parte quelle soluzioni di respiro fin troppo ampio.