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Andrea Martongelli: “Spiral Motion”

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Più che “Spiral Motion” ascoltando il nuovo album solista di Andrea Martongelli, conosciuto per la sua militanza negli Arthemis, si potrebbe parlare di Spiral (e)Motion, perché le dieci tracce di questa release sono un vortice di emozioni che rapiscono l’ascoltatore dalla prima all’ultima nota, senza alcun calo di tensione.

Il disco solista di un chitarrista non è detto che debba essere forzatamente uno scontato e continuo sciorinare di scale ed arpeggi, senza connessione e passione, un esercizio di stile fine a sé stesso, ma può essere anche un caleidoscopio di sfumature di colore che attraversano tutte le tonalità dell’arcobaleno, è il caso dell’album in questione.

Il buon Andrea, impegnato con la sua band, con l’insegnamento e tante altre attività collaterali, ha trovato il tempo per regalarci questa perla di dimostrazione tecnico-stilistica imbracciando una sei corde fumante, lanciandosi in assoli mirabolanti, ma al contempo riuscendo a disegnare armonie e melodie che con i loro passaggi raccontano una storia. La storia in questione tocca i vari punti dell’animo umano, passando da sensazioni altamente dinamiche che rilasciano scariche di adrenalina fino a giungere negli angli più remoti ed introspettivi.

Prima di entrare nel dettaglio, occorre citare gli illustri musicisti che hanno firmato con le loro note questa uscita discografica: Michael Angelo Batio, Dave Reffet, Alex Stornello, sulla traccia “Cyber-Hammer Of The Gods”, e Dave Martone in “Bite The Bullet”; la formazione stabile vede invece Brendan Farrugia al basso, Corrado Rontani alla batteria ed Enrico Marchiotto alle tastiere.

Parliamo di musica, cosa direbbe il buon Andy? “A Bombaaaaa” ed avrebbe ampiamente ragione! Si parte con la prima traccia “Eternal” ed il riff iniziale si apre maestosamente sulle tastiere e ben presto le chitarre iniziano a sovrapporsi, seguire le linee melodiche non è facile, viene istintivo cercare di non perdere nemmeno una nota; la seguente “Screaming Ninja” è un’accelerazione fulminea, il tema portante del brano fa perno sulle doti da centometrista dell’axeman nostrano, salvo poi stupire con una decelerazione ed una ritmica incalzante dal sapore Southern Rock, magistrale la parte centrale: tastiera e chitarra, impossibile non farsi tornare alla mente il tocco magico di tale Jason Becker.

Interessante notare, prendendo ad esempio “Infected Garbage Blues”, che la sezione ritmica non è stata penalizzata a discapito di manie di protagonismo, perché l’accompagnamento di questa traccia è sublime, in particolar modo il lavoro svolto dalla batteria. La prima possibilità di prendere il respiro si ha con “Father”, brano che disegna una melodia sognante, in un crescendo che sfocia in un assolo tiratissimo che riprende e rivolta come un calzino la linea melodica principale, azzeccatissima. “Cyber Hammer Of The Gods” si erge a tempio della sei corde, come già detto i compari di merende di Andy danno qui libero sfogo alla loro vena creativa, oltre che a velocità supersoniche. Toni decisamente più pacati per “Dark Days”, la ballad di questo “Spiral Motion”, l’incipit con chitarra acustica e parte solista distorta è fenomenale, anche qui il ragazzaccio tira fuori dal cilindro una melodia che sembra essere stata scritta appositamente per toccare le corde dell’anima, per scavare fino in fondo e regalare all’ ascoltatore una sensazione inebriante di pace interiore, in alcuni frangenti ci sono dei licks sembrano richiamare alla memoria strutture di Floydiana memoria.

A concludere il lotto di brani ci pensa “Bite The Bullet”, già dal titolo appare chiaro come questa traccia abbia come fine ultimo quello di mordere, di assalire l’ascoltatore ed annichilire ogni tentativo di resistenza.

Inutile dire quali possano essere le influenze sotto le quali Andrea Martongelli abbia composto questi brani, si parla di Satriani, Vai, Becker, no ragazzi, meglio parlare di “Martongelli” e della sua personalità ben definita. Album da avere assolutamente.