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Antropofagus: “M.O.R.T.E.” – Recensione

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Gli Antropofagus sono tornati dopo cinque anni da “Architecture of Lust” e lo fanno con un album che li consacra, se ancora ce ne fosse bisogno, nell’Olimpo delle band estreme nel panorama mondiale. Cosa aspettarsi da “M.O.R.T.E“? Di certo non una rivoluzione nel sound che ha da sempre caratterizzato la band, piuttosto una più logica continuità seguendo quello che è stato il percorso tracciato fino ad ora.,

Nessuna rivoluzione dunque, non ci sono aperture melodiche che sarebbero certamente innaturali rispetto a quella che è l’anima della band, piuttosto è lecito prepararsi ad una prova estrema e tellurica senza compromessi. Dieci tracce, comprese l’intro “Whirlwind Initiation” e la cover dei Malevolent Creation “Living In Fear” che ci consegnano una band in grande spolvero, che assolve pienamente al proprio dovere. In “Methods Of Resurrection Through Evisceration” non c’è un momento di pausa, piuttosto assistiamo ad una prova di forza che non vede il minimo calo di tensione, puro estremismo sonoro che non può che incontrare il favore degli aficionados.

Gli Antropofagus sono una garanzia quando si parla di tecnica, precisione ed efficacia, perché è impossibile non lasciarsi trasportare dai frequenti stop’n’go, dall’estremo palm muting di Francesco Montesanti che genera riff tritaossa. Alla base troviamo il drumming nervoso di Davide Billia che rappresenta una vera e propria macchina da guerra, preciso come un orologio svizzero, che fa il paio con il basso di Jacopo Rossi e con Tya che con le sue liriche gutturali e cavernicole ben si adatta al tappeto musicale.

Impossibile chiedere di più ad una band che ha fatto dell’estremismo sonoro il proprio marchio di fabbrica, “M.O.R.T.E.” è un album che incontrerà il favore di tutti gli amanti del Death Metal tecnico, perché il limite è stato raggiunto e pienamente superato.