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Entail: “United States Of Mind” – Recensione

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Ci vuole classe anche ad essere aggressivi. Senza che gli artigli del metalcore spinto ti graffino la schiena e l’udito.
Gli Entail ci riescono. Ed è un grande pregio.
Stiamo parlando di una band marchigiana votata alla scoperta di un genere in continua evoluzione, spesso violentato, ma che se fatto bene può regalare emozioni deliziose.
Gli Entail ci riescono. Ed è un pregio anche questo.
La band di Castelfidardo si presenta al pubblico con il primo full-lenght “United States of Mind“, una chiara proclamazione d’intenti: le sensazioni di ognuno trasportate nella realtà, in questo caso musicale. In cinque anni di attività il gruppo ha già girato parecchio, riuscendo a farsi conoscere soprattutto al di fuori dei confini nazionali.
Tali esperienze confluiscono nel disco e nel sound diretto dei marchigiani.
Ci sono tanti motivi per ascoltare ed apprezzare la band. “United States of Mind” si presenta come una pioggia incessante di ritmo, fucilate di breakdown classiche del genere ma dosate con maestria da veterani, in quanto l’impressione è che gli Entail sappiano esattamente quanto valgono e cosa far emergere nei vari punti che compongono le canzoni.
Un altro aspetto interessante è che il lavoro appare pulito in tutte le sue parti: il loro sound non risulta mai fastidioso o assordante e la voce di Paolo Bitocco ha quel non so che di rassicurante, nonostante lo scream sia di notevole fattura. Ecco perchè riescono ad essere aggressivi, ma con classe. Una caratteristica questa presente in tutti brani, con menzione particolare per la traccia d’apertura “Lost”: gran bel pezzo, completo, in cui il percorso melodico fa leva su un Crossover che predilige senz’altro le sonorità del Metalcore, ma se vogliamo anche dell’Alternative.
Da menzionare anche “Necessary Evil” se non altro per la sua particolarità: è una canzone che va “a scemare”, come ormai non se ne sentono più perchè si preferisce troncare di netto i pezzi.
Accenni di Nu-Metal in “All Ways”, dove le chitarre di “Francesco al quadrato” (Breccia e Maracci) creano un lavoro fantastico, una seconda voce strumentale che arriva dritta allo stomaco.
In definitiva “United States of Mind” è un album ben fatto ed essendo solo all’inizio non si possono che nutrire vive speranze di un seguito carico di soddisfazioni.