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Eremite: “All Things Merge Into One”

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Eremite All Things Merge Into One

Secondo album per gli Eremite, band Sludge/Black genovese dalle indubbie qualità artistiche che, dopo aver pubblicato nel 2013 il disco d’esordio dal titolo “Dragonarius”, ci regala sul finire del 2014 una nuova fatica, “All Things Merge Into One”.Il progetto nasce come one man band dalla mente di Fabio Cuomo, ma solo dopo la pubblicazione dell’esordio diventa un trio, che vede Giulia Piras al basso, Leandro Scotto (chitarra) e Fabio Cuomo batteria e voce. Pur mantenendo stabili le basi fondanti della prima uscita discografica, è evidente come gli innesti abbiano giovato decisamente in fase di songwriting.

Sin dalle prime note di “Awarness” si viene travolti da un fiume in piena, blast beats di matrice Black frantumano i padiglioni auricolari dell’ascoltatore, ma ben presto si scopre molto di più: sonorità agghiaccianti irrompono sulla scena ed è un senso di disperazione ad assalire chi incrocia il cammino degli Eremite, ancor più coinvolgente è la seguente evoluzione della traccia, che si tramuta in un doom epico, mastodontico. Con “The “Past Became My Future” si scopre l’opera maestra dell’album: oltre dieci minuti di sentieri inerpicati che si dipanano all’interno dell’animo umano, disegnando scenari apocalittici: ruolo fondamentale viene svolto dalla chitarra, il riffing cadenzato ed armonioso disegna progressioni uggiose e soffocanti, il tutto ulteriormente appesantito, nell’accezione positiva del termine, da vocals cavernicole e sofferte. Maestosi gli ultimi quattro minuti, che vedono sinistre melodie svilupparsi attraverso un incedere incalzante che sfocia in un finale straziante.

“Tormento” vede basso e piano duettare, anche qui lo scenario dipinge melodie sinistre che conducono direttamente verso la traccia successiva, si materializza così “Drift Away”, che partendo in sordina si staglia poi imperiosa grazie all’ottimo lavoro svolta ancora una volta dall’axeman Leandro Scotto, debitamente supportato dal mastermind Fabio Cuomo, che dietro le pelli sostiene la sezione ritmica e sottolinea sapientemente gli accenti di un songwriting tortuoso ed impegnativo; stesso discorso per il basso di Giulia Piras, elemento assolutamente riconoscibile, che non si limita ad un semplice accompagnamento, ma contribuisce alla creazione di un tappeto melodico intrigante.

Prima della conclusiva “So Distant”, visione onirica e sogno destabilizzante, c’è tempo per un’altra sfuriata: “Bowing The Mountain”, che ripropone ancora una volta il dualismo tra l’anima Sludge/Doom, che fa perno su ritmiche cadenzate e rocciose, e le aperture Black che irrompono come un fulmine a ciel sereno. “All Things Merge Into One” è sicuramente un album interessante, di non facile digestione, che richiede la dovuta attenzione per essere pienamente assaporato, la produzione meriterebbe sicuramente una cura maggiore, il sound risulta (volutamente?) sporco ed a tratti caotico, migliorare questo aspetto gioverebbe all’economia della band.