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Hell In The Club: “Shadow Of The Monster” – Recensione

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Gli Hell In The Club sembrano appartenere a quella schiera di acts navigati ed affiatati come non mai, “Shadow Of The Monster” è praticamente perfetto sotto ogni punto di vista: parti tirate coinvolgenti, aperture melodiche azzeccatissime ed una produzione cristallina, opera di Simone Mularoni dei Domination Studios.

Se con “Devil On My Shoulder” (la recensione) i rockers ci avevano entusiasmato, pestando a più non posso sull’acceleratore, in questo caso la consueta verve dettata da riff adrenalinici e voce graffiante, viene affiancata da episodi più rilfessivi e trascinanti. Senza dubbio il richiamo ai fasti degli anni 80 è ben presente nel sound di Dave e soci, ma hanno avuto la capacità di farlo loro e riproporlo senza apparire una copia di quanto già fatto in passato.

La track list potrebbe essere benissimo una “set list” ideale, perché gli Hell In The Club riescono a dosare in egual misura il vigore tipico del Rock a stelle e strisce, non disdegnando passaggi distensivi e melodici che scaldano l’anima. Che siate su una strada polverosa d’oltreoceano, in un bar malfamato pieno di brutti ceffi o su una scogliera immersi in un’atmosfera carica di malinconia, “Shadow Of The Monster” ha la traccia giusta per ognuna di queste situazioni.

Si parte con “DANCE!” ed è subito chiaro che i Nostri ci sanno fare, la chitarra è abrasiva, il chorus rimane impresso nella mente sin dal primo ascolto, quasi senza rendersene conto si inizia a cantare insieme a Dave. Si continua con “Enjoy The Ride” ed “Hell Sweet Hell”, il riff cadenzato e la batteria pachidermica della prima, condita dal consueto ritornello tirato e l’andamento strisciante della seconda non fanno altro che incrementare il valore della release. La title track costringerà la vostra testa a seguire il ritmo, un incedere incalzante e rabbioso nel corso del quale si alternano vocals gravi a passaggi più acuti, sintomo di grande dinamismo e freschezza compositiva. Con “The Life & Death of Mr. Nobody” troviamo il primo episodio più intimo e riflessivo, anche in questo caso da rimarcare gli arrangiamenti curati della chitarra e la sezione ritmica pacata e soffusa, elementi che fanno da tappeto a liriche sofferte.

L’adrenalina scorre ancora prepotentemente nelle vene, a testimoniarlo troviamo brani come “Appetite”, “Le Cirque Des Horreurs” e “Try Me, Hate Me”, tra tutte quella dotata delle ritmiche più nervose ed accelerate. Nel mezzo non mancano parentesi nuovamente votate alla melodia pura, stiamo parlando di “Naked”, indubbiamente l’episodio migliore in questo senso e la conclusiva “Money Changes Everything” dei The Brains, portata al successo internazionale da Cindy Lauper nel 1984.

Se siete alla ricerca di un album Rock al 100%, in grado di suscitare emozioni e farvi scatenare allo stesso tempo, “Shadow Of The Monster” fa al caso vostro.