Home News Il nuovo degli Iron Maiden: la parola a chi lo ha ascoltato!

Il nuovo degli Iron Maiden: la parola a chi lo ha ascoltato!

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Il senso più comune della maggior parte di noi è stato quello di essere tornati ragazzini, quando sapevamo che in QUEL giorno sarebbe uscito QUELL’album… E via con l’attesa!
Non c’è spazio per i pirati e per “gli scaricatori di porto”: “The Book Of Souls” deve essere originale e deve essere sistemato lì, su quella mensola, su quel ripiano, in bacheca.

Il nuovo album degli Iron Maiden è uscito.
Come al solito l’opinione pubblica si divide tra chi plaude al sound del disco e chi si aspettava altro, anche se poi non si capisce mai bene questo “altro” cosa voglia significare.
Occupandoci di rock e metal italiano non possiamo offrirvi la recensione di “The Book Of Souls” (cosa che hanno fatto già egregiamente i nostri colleghi), ma possiamo farvi sentire il polso della gente, offrirvi le prime impressioni di chi lo ha ascoltato, magari aprire un dibattito e confrontare le diverse sensazioni.

Damiano Ammannati, chitarra dei fiorentini Renegade:

damiano

Ogni volta che esce un disco degli Iron per me è un’emozione fortissima, sicuramente perché sono la mia band preferita, ma anche perché penso che quello che i Maiden hanno fatto per l’Heavy Metal non l’abbia fatto nessuno; stare a puntualizzare che i veri Iron Maiden erano quelli di “Killers” oppure a seconda dei gusti quelli di “Piece Of Mind”, “Powerslave” etc, la ritengo una cosa sciocca è superflua perché non ci vuole una laurea per capire che quei dischi sono delle opere d’arte. I Maiden non si sono mai fermati, sono andati avanti facendo sempre musica per sperimentare nuovi orizzonti a volte è andata meglio a volte peggio ma restano comunque loro! The Book of Souls è il nuovo disco degli Iron Maiden è un evento, una festa, quindi rilassatevi e ascoltatelo anche solo per una volta! Up the Irons!

Mario Maysse, titolare del negozio di dischi “Disclan” di Salerno:

mario disclan

Dopo una lunga attesa è uscito finalmente il 4 settembre il nuovo album degli Iron Maiden
Non potevamo non dedicargli la vetrina!
Ovviamente stiamo parlando della bandheavy metal più famosa del pianeta, per cui il fan compra l’album a prescindere.
Eppure sembrerebbe, dai primi commenti dei clienti, che l’attesa stavolta sia stata ripagata! I giudizi al momento sono positivi.
Personalmente credo che l’album abbia bisogno di qualche ascolto in più soprattutto per la lunghezza dei brani che a volte sfociano troppo in un sound progressive, anche se poi ci sono dei brani “old style” che invece sembrano usciti dai migliori album dei Maiden e comunque spicca la grande forma di Dickinson, e una buona vena creativa del duo Harris/Smith (ma anche con Murray) che tutto sommato ne fanno un buon album (non solo per i completisti)!
E intanto cresce l’attesa per il tour…

Valerio De Rosa, chitarrista di Soul Of Steel e Tales Of Deliria

Valerio De Rosa

Ascolto gli Iron Maiden da molti anni, non perdo mai un loro nuovo lavoro e ancora oggi ascolto i loro classici. Ritengo che “The Book Of Souls” sia l’album che più di tutti ha saputo creare un perfetto connubio tra i vecchi e i nuovi lavori! Brani come “Death Or Glory”, “Speed Of Light” e “Shadows Of the Valley” ci riportano al periodo 80’s e i primi 90’s, altri come “The Red And The Black”, “When The River Runs Deep” e “Tears Of A Clown” ricalcano con forza le strutture complesse e progressive degli ultimi lavori, per poi concludere con il capolavoro assoluto del disco: “Empire Of The Clouds” che per la prima volta nella loro carriera ha visto l’uso del pianoforte e parti strumentali davvero evocative. Ancora una volta hanno saputo evolvere in qualcosa di nuovo senza snaturare la loro essenza. Un disco obbligatorio per i veri fans!

Aydan, chitarrista degli Elvenking:

ciao

Ad un primo ascolto il nuovo album suona inaspettatamente bene ed emozionalmente come il migliore album da decenni. Ci abbiamo sempre creduto ma, diciamolo, gli album post ritorno di Bruce e Adrian non sono mai stati ciò che ci saremmo aspettati . I Maiden di “Seventh Son” non ci sono più e non ci saranno ma “The Book Of Souls” ci riporta in parte alle cavalcate che hanno reso i Maiden la band che rimarrà per sempre nell’Olimpo della musica Metal. I minutaggi crescono sempre di più album dopo album , ma stavolta abbiamo canzoni e melodie che ci fanno esaltare un po’ ricordando i vecchi tempi andati. E finalmente la voce di Bruce ha una produzione che le rende giustizia. A mio avviso un album che riporta il nome Maiden in alto anche rispetto alla qualità musicale degli album, che nelle ultime prove in studio era mancata clamorosamente.

Davide Sicarius D’Andrea, tastierista degli Ecnephias:

davide ecn

Trovo che “The Book of Souls” sia l’album più bello della “Vergine di Ferro” dai tempi di “A Brave New World”. Non ho problemi a definirlo un vero e proprio capolavoro. Il motivo è semplice: gli Iron Maiden hanno sperimentato per la prima volta delle sonorità davvero inedite, cosa che non succedeva dai tempi di “Somewhere in Time”. In quel caso le novità furono l’introduzione delle tastiere nel loro sound e il perfezionamento delle strutture prog già sperimentate nei due album precedenti, elementi che divennero poi due marchi di fabbrica della band, in parte abbandonati solo nei primi anni 90. In questo caso trovo che ci sia stato un ulteriore passo in avanti in questo senso, grazie soprattutto al brano “Empire of the Clouds”, una vera perla in cui, per la prima volta nella storia dei Maiden, viene utilizzato il pianoforte in modo imponente. In questo caso le tastiere non fanno solo da tappeto, come quasi sempre era stato nei loro lavori precedenti, ma costituiscono una parte integrante degli arrangiamenti, ed il risultato è molto fresco e ispirato. Il respiro epico, la struttura davvero innovativa, i fraseggi e i cambi ritmici mai scontati o ripetitivi fanno di questo brano uno dei migliori della loro intera discografia. Nelle restanti composizioni, pur con qualche auto-citazione un po’ troppo marcata in alcuni fraseggi o armonie (ad esempio su “The Red and the Black”), si respira la stessa sensazione di freschezza, con melodie, giri armonici e arrangiamenti molto più ricercati rispetto ai tre album precedenti (“Tears of a Clown”, con il suo bellissimo assolo, e “If Eternity Should fail”, con quell’intro tastieristico dal sapore vagamente Floydiano ne sono un esempio, o la bellissima title track). Il capitolo più debole (forse perché estremamente semplice e diretto rispetto al resto dell’album) è proprio il singolo “Speed of Light”; Personalmente come singolo avrei scelto “Death or Glory”, altrettanto semplice e diretta, ma molto più incisiva e ispirata. Naturalmente quest’ultima considerazione è proprio “un voler trovare il pelo nell’uovo”, perché tutto sommato ci troviamo di fronte ad un grande lavoro, un album imponente, che riesce ad unire alla perfezione tutti i loro marchi di fabbrica più vincenti del passato ad altrettanti elementi di novità, cosa non facile dopo 40 anni di carriera. Un plauso speciale alla produzione, volutamente “sporca”, con un piglio molto live, lontana anni luce da quella miriade di produzioni fin troppo “perfette” e fredde che si sentono in giro negli ultimi anni.