Home Interviste Insane Therapy: “Abbiamo deciso di uscire dai classici schemi del Deathcore”

Insane Therapy: “Abbiamo deciso di uscire dai classici schemi del Deathcore”

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Gli Insane Therapy sono tornati dopo un periodo di silenzio con il nuovo singolo “Slaves Of The Indoctrination”, con una formazione aggiornata ed un sound che rompe con gli schemi del passato. Abbiamo approfittato dell’occasione per fare il punto della situazione con la band abruzzese.

Ciao ragazzi, bentornati sulle pagine di Metal In Italy. Vorrei iniziare questa intervista partendo dal vostro periodo di “silenzio”: da giugno 2024 in cui avete annunciato l’uscita di Andrea Giordano, siete tornati a novembre 2025 con la nuova formazione. Cosa è successo in questo lasso di tempo?

Ciao! Grazie di cuore, siamo felicissimi di tornare su Metal in Italy!
In questo periodo di silenzio abbiamo scritto tanta musica e, dopo molto tempo passato in sala prove e nel nostro studio, dopo diversi brani scartati siamo riusciti a ottenere il sound che cercavamo e la giusta direzione da prendere . All’inizio abbiamo anche dedicato parecchio tempo alla ricerca di un secondo chitarrista, ma successivamente abbiamo deciso di continuare con una sola chitarra e di studiare una soluzione che permettesse alla nostra resa live di non perdere impatto. Ora suoniamo con una chitarra in backing track, tutto con il click in cuffia dal vivo, inserendo anche orchestrazioni che prima non avevamo. Abbiamo rinunciato al secondo chitarrista perché, prima di tutto, qui dalle nostre parti sono pochi quelli interessati ai progetti inediti, mentre per le tribute band si trovano musicisti a bizzeffe. Inoltre, per noi un quinto membro deve essere non solo un bravo musicista con attitudine giusta , ma anche una persona con cui condividere tutto. Siamo tutti fratelli nella band, e Antonio, l’ultimo arrivato al basso, ne è diventato subito parte integrante ed è anche un ottimo preparatore di arrosticini .

Qual è stata la motivazione che vi ha permesso di andare avanti?

La voglia di creare la nostra musica, la voglia di suonare dal vivo ovunque e la nostra fratellanza. In passato abbiamo avuto tutti problemi lavorativi che non ci permettevano di andare avanti con il progetto, ma adesso le cose sono cambiate… alcuni di noi hanno cambiato lavoro, altri sono tornati a Pescara e tutto ciò ci ha reso più motivati e convinti nel tornare attivi .

Cosa è cambiato a livello compositivo e nel sound della band?

Abbiamo inserito orchestrazioni e parti sinfoniche e deciso di uscire un po’ dai classici schemi del deathcore. Adesso nei pezzi si sentono influenze black metal, death metal e metalcore, e abbiamo inserito anche parti di voce pulita e graffiata. Mentre prima componevamo tutto il pezzo in sala prove, in maniera totalmente old school, adesso partiamo da un’idea base creata in studio di registrazione, poi la portiamo in sala prove, dove la modifichiamo e la strutturiamo in modo da ottenere la massima resa live. Le orchestrazioni sono state affidate a Harry Tadayon (Work Shepherd, Synestesia) che ha fatto un ottimo lavoro con i pezzi che abbiamo registrato.

Recentemente è uscito il nuovo singolo “Slaves Of The Indoctrination”: perché avete scelto proprio questo brano per il vostro ritorno?

Aveva un po’ tutti gli elementi che fanno parte del nostro nuovo sound e, anche a livello di testi, porta avanti il concept legato a Dio, all’indottrinamento religioso e alla sua propaganda.

Come è stato accolto da pubblico e critica? Siete soddisfatti per i feedback ricevuti?

La gente si è gasata forte e abbiamo ricevuto parecchie recensioni positive anche da gente che non ci seguiva prima , il sound è molto più metal e anche a chi ascolta roba old school è piaciuto parecchio . Siamo molto felici e soddisfatti .

Quali saranno le novità per i prossimi mesi? So che ci saranno altri singoli e immagino verrà incrementata anche l’attività live…

Sì, abbiamo registrato diversi brani e stiamo realizzando altri music video insieme ai ragazzi di Underoom Studio, con cui collaboriamo, che usciranno con regolarità nei prossimi mesi. Inoltre, stiamo pianificando i live con Superbia Music Management, che cura diversi aspetti della band e con cui abbiamo iniziato un bellissimo rapporto lavorativo.

Qual è la situazione della scena Metal abruzzese? Come è cambiata rispetto al passato? Sebbene il periodo del Covid sia ormai alle spalle da anni, secondo voi ha avuto ripercussioni anche dopo il ritorno alla normalità?

La situazione metal nella scena abruzzese, rispetto ai tempi in cui eravamo attivi sia come band che come Pescara Hardcore Crew, è cambiata. Se prima c’erano quattro club dove organizzare concerti inediti, ora c’è solo lo Scumm in tutto l’Abruzzo che propone costantemente musica inedita . Questi cambiamenti sono arrivati gia prima del covid.
Recentemente, però, la nostra scena sta tornando alla grande grazie a un vero ricambio generazionale sia di band che di pubblico: un ricambio che negli anni precedenti era mancato. Inoltre, festival come il Frantic Fest aiutano a dare maggiore visibilità alla scena metal locale e ci rendono ancora più orgogliosi della nostra scena.

Quali sono, secondo voi, le maggiori difficoltà che deve affrontare una band in Italia? Cosa vorreste cambiare per migliorare la situazione nel nostro Paese?

Sono diverse le difficoltà rispetto a prima. Un tempo, per una band, era più semplice suonare ovunque, anche senza far parte di una booking agency o di un’etichetta, organizzandosi tutto da soli: parlavano la musica e i live. Oggi poi, tutto si basa sui numeri degli streaming e sui social. Chi investe più denaro ha maggiore visibilità rispetto agli altri e se non hai abbastanza soldi da investire, devi essere bravo a inventare contenuti originali capaci di attirare l’attenzione di chi scrolla, anche quando il contenuto c’entra poco con la musica. La figura del musicista è diventata quasi subordinata a quella del content creator: oggi, per essere competitivo , soprattutto in determinati generi musicali , devi essere un bravo content creator prima ancora che un bravo musicista. Questo meccanismo non può essere cambiato , devi solo adattarti alle nuove dinamiche, non farti scoraggiare ed essere capace di metterti sempre in gioco senza avere paura o sentirti in competizione con altri .

Tornando alla vostra musica: come nasce un brano degli Insane Therapy? Qual è l’input dal quale prende forma?

In genere tutto parte dai riff di chitarra di Emilio e, in sala prove, ognuno mette del suo mentre ragioniamo insieme su tutta la struttura del pezzo. Poi registriamo le pre-produzioni. Una volta registrato il brano, creiamo le parti vocali e infine inseriamo le orchestrazioni. Poi andiamo nel nostro studio e registriamo tutto .

In fase di composizione, immaginate già la resa live? Vi è mai capitato di pensare: “Questa canzone dal vivo spaccherà di sicuro”?

Si è una parte fondamentale nel processo di composizione infatti uniamo parecchio sala prove e studio di registrazione per avere un ascolto completo di entrambe le cose e capire cosa modificare .

Come immaginate il vostro futuro? Sia a livello personale che musicale?
Probabilmente sotto al pontos…Scherzo, a livello musicale immaginiamo il nostro futuro a suonare ogni giorno in un posto diverso anche se squattrinati, ma con la mente libera e felice.

Bene ragazzi, vi ringrazio per il tempo che mi avete concesso, lascio a voi l’ultima parola per concludere questa chiacchierata…A presto!

Ti ringraziamo, come sempre, per la disponibilità e per lo spazio che Metal In Italy ci ha sempre offerto, anche negli anni passati. Ne approfittiamo per salutare e ringraziare anche tutti coloro che leggeranno quest’intervista. Un abbraccio forte!

VIDEO DEL GIORNO: “Slaves Of The Indoctrination” degli Insane Therapy