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Johnny Freak: “In Vita”, un disco che consolida un percorso lungo oltre vent’anni

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I Johnny Freak tornano con In Vita, un disco che consolida un percorso lungo oltre vent’anni tra scrittura viscerale e ricerca sonora. Segnalati da Classic Rock Italia tra le realtà più mature dell’alternative rock italiano, la band affronta anche la rilettura di La Donna Cannone, portandola in territori più fisici e contemporanei. Li abbiamo intervistati.

Dopo oltre vent’anni di attività, In Vita appare come un disco particolarmente consapevole. Che momento rappresenta per voi?

Rappresenta il nostro momento più importante considerando il lungo periodo di pausa che lo ha preceduto. Un ritorno non scontato, vista la difficoltà nel proporre questo tipo di musica oggi. E’ un passo fondamentale che sancisce proprio la nostra determinazione e la volontà di continuare questo progetto ancora per molti anni!

Nel disco si percepisce un suono più diretto e incisivo, ma sempre molto curato negli arrangiamenti. Come avete costruito questo equilibrio?

Abbiamo costruito questo equilibrio in maniera del tutto naturale considerando che sono punti cardini della nostra scrittura e del nostro modo di incidere da sempre. Abbiamo una cura maniacale per ogni tassello, anche il più piccolo, che poi va a completare il prodotto finale!

Il vostro suono si muove tra rock italiano e coordinate più internazionali. Quali influenze sentite ancora vive oggi nel vostro modo di scrivere?

Le stesse che ci hanno unito tanti anni fa mischiate a tutto ciò che di buono c’è nelle nuove produzioni. C’è talmente tanta musica bella oggi nel Rock e sue sfaccettature che ci lasciamo ispirare quotidianamente; i nostri ascolti finiscono inevitabilmente in ciò che poi scriviamo.

Avete scelto di portare un brano iconico come La Donna Cannone in territori più rock. Quando avete capito che quella era la direzione giusta?

Quando la proponevamo dal vivo ed il pubblico apprezzava la nostra versione così diversa, con un suono così potente e spiazzante soprattutto in contesti grandi.
Concerto dopo concerto, feedback dopo feedback, abbiamo capito che osare era la cosa migliore, nonostante il rischio che si corre quando vai a toccare brani così monumentali!

Nel vostro lavoro emerge una forte immedesimazione nei personaggi e nelle storie che raccontate. Che tipo di relazione avete costruito con il testo de La Donna Cannone?

Ci siamo immedesimati completamente con questo personaggio, per la bellezza della storia raccontata nel testo, e per l’inno che rappresenta: il coraggio di rompere con un destino già scritto per cercare la propria felicità, a qualunque costo.
La nostra versione crediamo sia coerente al messaggio che per noi ha la canzone originale, rappresentando a sua volta un rischio molto alto. E’ stato come entrare in un cannone e non sapere dove poi saremmo finiti. Come spiegato precedentemente in altre occasioni, è stato un atto d’amore. Non abbiamo pensato e non penseremo alle conseguenze di questa nostra scelta!

Classic Rock Italia vi ha inseriti tra le realtà più mature della scena alternative italiana. Che valore ha per voi questo tipo di riconoscimento oggi?

Leggere le parole di Classic Rock è stato estremamente gratificante. Lo consideriamo un riconoscimento prezioso per gli oltre vent’anni di passione e sacrifici che abbiamo dedicato a questo progetto. Ricevere un attestato di stima così forte da una testata di questo calibro, che ha saputo riassumere la nostra storia in poche righe, non era affatto scontato. Ci da una spinta incredibile per affrontare la promozione del disco e per costruire tutto ciò che verrà dopo!

Anche sul piano visivo emerge una forte coerenza, tra bianco e nero e immaginario del disco. Quanto è centrale questo aspetto nel vostro progetto?

Moltissimo. Non avremmo saputo rappresentare meglio noi ed il disco con un immaginario univoco più coerente. E’ stato fatto un gran lavoro di squadra, a partire dall’ufficio stampa in principio che ha saputo mischiare perfettamente esigenze e potenzialità della band, fino a tutti professionisti coinvolti per finalizzare ogni fase.

Siete una band con una lunga esperienza dal vivo. Quanto il palco ha influenzato il suono di In Vita?

L’esperienza dei live, dove tutto è diretto ed istantaneo, diventa un potenziale fortissimo in studio, luogo in cui i tempi cambiano profondamente! L’esperienza maturata in tutti questi anni di concerti, inevitabilmente ci ha reso molto produttivi in sala d’incisione. Riusciamo quindi a dedicare più tempo a suoni ed esperimenti visto che le esecuzioni sono sempre molto veloci.

Il vostro percorso resta fortemente legato alla Ciociaria, anche dopo tanti anni di attività. Che rapporto avete oggi con il vostro territorio?

Abbiamo un rapporto ancora magico col nostro territorio, dove abbiamo un forte seguito ed ogni concerto diventa incredibile col coinvolgimento del pubblico. Il luogo di appartenenza resta come per ogni band, la zona in cui sentirsi in sicurezza!

Il nome della band richiama un immaginario legato a Dylan Dog e al fumetto italiano. Che tipo di legame avete con quel mondo e quanto entra nel vostro modo di raccontare storie, anche in vista di esperienze come quella a Cassino Fantastica?

Un legame profondo. La nostra scrittura è assolutamente affine a Dylan Dog essendo evocativa, viscerale, e in alcuni brani molto astratta. Essere cresciuti leggendo le storie dell’indagatore dell’incubo ci ha inevitabilmente formati. Oggi, essere invitati in contesti non prettamente musicali come “Cassino Fantastica” è splendido, perché rispecchia ancora la nostra anima originale anche se gli impegni e l’età ci portano a sfogliare meno albi rispetto a un tempo!