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MirrorMaze: “Break The Horizon” – Recensione

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album cover design by Chris van der Linden - Linden Artwork

E’ il tripudio degli elementi, una sorta di Game Of Thrones in musica, con le guerre tra fuoco e ghiaccio a fare da cornice a “Break The Horizon“. E’ questo il titolo dell’album dei MirrorMaze, prog metal band alla prova del disco via BitterPill Music.
E’ quasi un album strumentale. Le infinite possibilità che offre il Prog vengono sfruttate al meglio dalla band di Borgomanero che punta innanzitutto sulla qualità.
“Break The Horizon” si compone di 9 brani per circa un’ora di ascolto. L’artwork, disegnato da Chris van der Linden, è la ciliegina sulla torta in quanto è esattamente la fotografia di ciò che Davide Penna e soci hanno creato con voce e musica.
C’è del gusto. E della classe, come nell’indimenticabile assolo di “Hammer Training”, brano che sembra voler attingere dalle atmosfere anni 90 come se fosse una cartolina postdatata.
La chitarra si riprende prepotentemente la scena nell’intro di “Into The Woods”, ma qui i toni si fanno più graffianti ed il mood è decisamente più rock. E’ un continuo altalenare tra rudezza e compostezza, tra suoni delicati e colpi di scena roboanti, motivo per cui quando parte “Breathe Again” l’approccio è quasi commovente perchè è una ballad dove protagonista assoluto è il piano.

Ritmi forsennati sfociano invece in “The Poet”, una sorta di colonna sonora strumentale prima di dare inizio a quella che è la trilogia Crystal. “Knowledge” è la prima botta che riesce a condensare ottima padronanza nella composizione, assurgendo a picchi di epicità nelle battute finali.
Con “Crystal pt.2 Summer Forever” si prosegue sulla strada intrapresa anche se l’intro romantica è ingannevole perchè lascia pensare ad un attimo di stasi. In realtà non lo è ma la traccia in questione è una sorta di spartiacque tra le atmosfere create precedentemente e quello che poi è il gran finale. E’ tra l’altro la traccia più lunga: una suite da ben 16 minuti. Un tempo sufficiente per ribaltare le armonie e tornare, sulla metà del pezzo, alla calma, prima ancora del turbinio orchestrale che spiana la strada nuovamente al piano e alla sua dolcezza.
“Crystal pt.3 Ice 7” è la chiosa più adatta, dove ritorna il lovely assolo e la corale strumentale.

Un lavoro ben confezionato, questo dei MirrorMaze anche se viene da muovere una leggere critica sulle vocals. Sembra che in alcuni casi voce e musica percorrano strade diverse, nel senso che la sostanza dell’apparato strumentale risulta di gran lunga più forte rispetto al cantato. Probabile che sia una soluzione voluta, ma è chiaro che, assodato il fatto che specie nelle parti più melodiche la band mostra una padronanza della composizione invidiabile, se il prodotto complessivo è di alto livello, ci si aspetta che tutto sia perfettamente uniforme.