Ciao padre
Il primo approccio con la voce di Ozzy è stato nel 1992 più o meno, papà comprava tutti quei CD che uscivano in edicola a mille lire, avete presente “prima uscita a sole mille lire”? Ecco quelle. Quindi poteva capitare Battisti, Patty Pravo, Frank Zappa, roba techno o anche i Black Sabbath. Anche se non li conosceva lui comprava tutto, con 5000 lire si portava a casa tanta roba.
Quello dei Sabbath era molto probabilmente un live bootleg ma solo anni più tardi avrei capito il significato della parola “bootleg”. Quindi su questo CD rosso con Tony Iommi in copertina c’era scritto solo Black Sabbath live. Io e mio fratello l’abbiamo consumato, soprattutto l’inizio: Paranoid e Iron Man, due bombette niente male ma il live era di scarsissima qualità quindi il CD fu accantonato, capire N.I.B. con quel suono di merda per noi poco abituati a quel frastuono era davvero dura. Ma Paranoid e Iron Man si canticchiavano volentieri. E rimasero.
Qualche anno dopo succede (grazie alle brutte amicizie!) che il Metallo Pesante diventa ufficialmente il tuo compagno di vita e capisci il significato di bootleg. E ti rendi conto di quanto era bello quel cazzo di suono di merda. Erano gli anni settanta ma tu non lo sapevi, c’era quel baffone con la croce, il pellame addosso e la chitarra “dall’alto lato” e non sapevi che lui era il riffmaster e non sapevi nulla del fatto che avevi accantonato gli DEI per cinque anni!
Scopri il gothic metal, il doom, leggi le interviste ai gruppi in voga a fine anni ‘90 e si parla dei Black Sabbath. Vai a ritroso e capisci quella cazzo di Nativity In Black. Ascolti il Black Metal e ritrovi l’ispirazione dei Sabbath, viravi sull’Hard Rock e pure lì, principale fonte di ispirazione i 4 di Birmingham. I Metallica Sabba Cadabra, i Megadeth Paranoid (Nick, Nick, Nick!) i Biohazard After Forever, le prime che mi vengono in mente. L’elenco è lungo, lo sapete.
Quei riffoni, quelle urla, quei testi, QUEL NOME, quel dannato Master of Reality, sono stati il pane quotidiano di ogni amante del metallo pesante.
E quel personaggio, quella pazzia, quella pericolosità. Quella testa di pipistrello, i miti e le leggende. Le storie vere e quelle gonfiate (forse!). Quei saltelli a cazzo di cane, quelle tutine che potevano indossare anche gli Abba, quella risata malefica.
“All aboooooard ha ha ha ha ha ha ha!”. Quella voce unica, inconfondibile tra milioni. Quel reality e quei milioni di Fuck davanti le telecamere. Le interviste fatto come una merda.
Quel sorriso. Quel maledetto sorriso che urlava “I love you all!”.
Il principe delle tenebre ma anche la voce delle grandi ballad, non credo di essere stato l’unico ad avere una cassetta nell’autoradio con una compilation di ballad (“stracciamutande” la si chiamava ma non ne ha mai stracciata una!) dove c’era “Mama I’m Coming Home” o “Dreamer”, “Road to Nowhere”, “Goodbye to Romance” o la versione live di ”Changes” dove nel video faceva capolino un piccolo Jack e il padre Ozzy gli insegnava a fare l’inchino al pubblico.
Il padre Ozzy, il padre del nostro genere, il padre delle nostre emozioni più sinistre ma anche delle più tenere.
Preso il microfono in mano una ventina d’anni fa col gruppo Death Metal facevamo la cover di Symptom of the Universe. Difficilissima cantarla per me ma era Death Metal, la urlavo! Secondo me faceva cagare ma quanto mi gasava!
Perché Ozzy non era facile da imitare e nemmeno da interpretare.
I Sabbath di Ozzy sapevano essere feroci e pesanti come macigni e Ozzy nella sua carriera solista ci ha mostrato classe da vendere e furbizia da invidiare (Sharon?), scoprendo e facendo leva sul talento di chitarristi e compositori che hanno fatto e stanno facendo la storia.
E Bark at the Moon, Mr. Crowley, Perry Mason.
Trasversalità. Da rockstar acclamata e padre dell’Heavy Metal ha messo su il carrozzone dell’Ozzfest dove è esploso il NuMetal, dove hanno trovato spazio i giovani, il metal estremo e le tante rimpatriate Sabbathiane.
Ozzy era unico. E in maniera unica se n’è andato. Siamo tutti scioccati ma non possiamo essere sorpresi. Lo abbiamo visto trascinarsi per un quarto di secolo, pagando dazio per una vita di eccessi. Ma nello stesso tempo ci ha regalato musica sempre più adulta, saggia e moderna. Nel 2018 il sogno avverato di averlo visto finalmente dal vivo. Un concerto che volevo, bramavo, con Stefano, Silvia e metalinitaly. Sentivo che la fine di un’epoca era prossima e volevo vedere il “papà” dal vivo. Un concerto strepitoso nonostante l’inizio del Parkinson, uno dei primi valzer d’addio. E lui ce lo stava facendo capire, prima con le disgrazie, poi con le parole (Ordinary Man per me oggi è uno strazio!) e poi con i fatti. Con IL fatto, l’evento di Birmingham rivelatosi poi essere un funerale Open Air a tutti gli effetti, dove il “morto” è vivo protagonista, dove ogni sorriso era un grazie. E ogni dito medio pure!
Hai comandato pure sulla sedia a rotelle! Che botto finale, che effetti speciali Oz, che stile!
Quanti brividi vecchio ed immortale papà, sei uscito dalla vita e sei entrato nella leggenda, non in punta di piedi ma da dominatore incontrastato e no, non sei morto da Ordinary Man, hai mantenuto la parola.
E mo vattene un po’ affanculo Oz perché sono le tre del mattino e No More Tears un cazzo! Avoglia quante Tears sti truci metallari oggi…
PS: ora e sempre, grazie!



