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PrincesS: “La Musica è come la Natura, un dio tangibile ed onnipresente”

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PrincesS è un progetto di Freddie Wolf, nato nel lontano 1994 ma accantonato dopo dei live e una prima demo. Torna nel 2001, le cose non vanno per il verso giusto, così nel 2003 Freddie decide di impegnarsi in altri progetti. Adesso i PrincesS sono tornati ed hanno finalmente il primo album. Ne abbiamo parlato con il mastermind della band.

Ciao Freddie benvenuto sulle pagine di Metal In Italy. Iniziamo subito con le presentazioni: come nasce il progetto Princess? Qual è il percorso che avete seguito prima di giungere al primo album?

Freddie Wolf: Hola Stefano, grazie a te per averci ospitato! Cercando di riassumere al limite dell’impossibile un passato tutt’altro che semplice per i PrincesS, inizio col dirti che il progetto nasce da me ed un vecchio amico d’infanzia nel lontano 1994 (eravamo due folli quattordicenni con tanti sogni e nessuna esperienza per concretizzarli). Troviamo finalmente gli altri due “PrincesS” pochi anni dopo con molta fatica (Orlando Monteforte il bassista nel ’97 e Max “Warner” Brodolini il chitarrista l’anno dopo). Dopo un anno di tante prove, songwriting, live e la prima demo, la band subisce un arresto brutale per mia volontà, proprio per le profonde spaccature nate tra noi e l’altro fondatore, ormai gestibile quanto il caro ma folle Syd dei Pink Floyd. Così il 2000 passa vedendomi impegnato in altri progetti e mini tour, nel mentre cerco di rimettere insieme alcuni pezzi della band per ripartire alla grande. Nel 2001 la rimetto in sesto con tutti eccetto il vecchio drummer e troviamo Mauro Manzoni (tastierista) ed il nuovo batterista Vladimiro Melchiorre, nel mentre decido di inserire anche un’altra chitarra già in realtà parte dell’organico dalla fine del ’99, cioè Mattias Battista. Altre prove estenuanti, live ed un songwriting non propriamente facile per dei ventenni rock ma già pronti per la seconda demo! Nel 2003 però le cose non vanno per il verso giusto di nuovo, ma questa volta per la difficoltà di inserirci in un panorama pop rock nettamente commerciale per una band eccessivamente “vintage” e mi arrendo all’evidenza impegnandomi in altre band con discreto successo (Stick it Out su tutti). Quando dopo anni di tour, album, video e progetti vari (tra cui il doppio album “Utopia-Distopia” da solista del 2015), sento che senza i PrincesS è come se non avessi ancora detto la cosa più importante, cerco di rimettere in piedi il progetto con i “superstiti” della band per realizzare finalmente il nostro primo album, riorganizzando il materiale abbandonato da anni ma arrangiandolo ex novo e rimettendo mano ai testi per migliorarli. Un lavoro sfiancante ma nel 2018, anche e soprattutto grazie al sound engineer Alfonso Corace, usciamo finalmente con il debut album ed eccoci qui.

Prima di questo “traguardo” vi siete dedicati all’attività live. Quali sono stati i feedback che avete raccolto nel corso delle serate?

FW: Le esperienze live con i PrincesS non sono state abbastanza da poter tirare delle somme, ma posso dirti che le esperienze on stage in genere (per lo meno personalmente parlando) sono state a dir poco emozionanti. Sold out, pogo, gente folle quanto noi altri musicisti, qualcuno in ospedale post evento ed un sacco di aneddoti da riempirci un libro. E’ stata una palestra necessaria per tornare con la dovuta esperienza al mio/nostro sogno di sempre; questa band. Ed ovviamente il motivo per il quale mi son guadagnato il soprannome di “Ozzy” (una marea di cose veramente fuori di testa – droga esclusa – ed in questo caso è persino un’aggravante non potendo giustificare i fatti ahahah).

Nella track list vediamo la presenza di membri dei Goblin. Com’è nata questa collaborazione e qual è stato il contributo di questi musicisti?

FW: I nostri punti di riferimento son sempre stati in ambito 70’s rock, prog, metal, pop e blues; traducendo questa follia in qualche nome, ti posso dire Queen (su tutti e per tutti), Michael Jackson (che non deve mancare mai), Iron Maiden (ma solo per qualcuno – io ed Orlando su tutti) ed i Goblin per le loro atmosfere sinistre, inquietanti e sperimentali in generis. L’idea di coinvolgerli è stata mia e devo ammettere che le aspettative son state più che premiate. L’idea originale era chiamare solo Fabio Pignatelli (bassista e colonna portante nella storia del gruppo) e Claudio Simonetti (sicuramente leader simbolico dei periodi di maggior successo). Nel frattempo ho anche provato a coinvolgere tutti gli altri. Alla fine i quattro membri storici (Simonetti escluso perché troppo coinvolto dal proprio nuovo album di prossima uscita), hanno risposto affermativamente e non solo ho avuto l’onore di lavorare con loro su “God Save the Goblin”, ma siam stati più che colpiti ed immensamente emozionati dal sentire le loro performances sulle nostre tunes. Duettare poi con Tony Tartarini (ex Goblin/Cherry Five) è stato a dir poco illuminante. Lui, all’età di quando io iniziavo a concretizzare qualcosa con i PrincesS, apriva ai Deep Purple nei primi anni 70… tanto per rendersi conto. C’è solo da stare in silenzio ed imparare umilmente. Non ti dico poi lavorare in studio affianco a Fabio Pignatelli. Se ce lo avessero raccontato qualche anno prima, non ci avremmo creduto mai – anche solo per non rovinarci la sorpresa più bella del nostro futuro.

Come descriveresti il sound del progetto Princess a chi non vi conosce? Come lo hai plasmato nel corso del tempo?

FW: Cercare di mischiare i Queen con i Goblin e Michael Jackson con gli Iron Maiden / Judas Priest è tutt’altro che una cosa sensata da fare. Noi ci abbiamo provato e, anche se non ci siamo realmente riusciti in toto, sicuramente posso definire “singolari” alcune sonorità raggiunte (consiglio l’ascolto di “Funky Fusion” per spiegare la mia affermazione!). Però, per cercare di descriverci in modo meno evasivo, penso che siamo una sorta di prog rock band con finezze e pantomime “queennesche” ed una non sempre ben celata rabbia hard & heavy. Un insieme curioso; qualcuno ci adora parecchio, per qualcun altro siamo da picchiare fino alla morte… E ci piace così!

Nel mese di giugno avete pubblicato anche il video “El Dia Antes Del Mañana”. Perché proprio questo brano? Pensi che sia quello che rappresenti meglio l’album?

FW: Non so quanto rappresenti al meglio l’album in sé ma sicuramente rappresenta al meglio noi stessi. E’ un brano originariamente nato nel ’98 da un’idea musicale di Max (guitar) e con la linea vocale e testo improvvisati da me direttamente live in studio. Come fosse già scritto! Ci è venuto fuori neanche fosse una cover da ripassare… un’esperienza quasi assurda e mistica. E soprattutto molto sentita considerando che il testo parla di chi non ce l’ha fatta nella vita e sceglie di spegnersi (dentro al mare nello specifico del video) per lasciarsi la vita alle spalle perché sopravvivere fa troppo male. E diciamo che nessuno di noi nel gruppo ha avuto esperienze facili nel proprio vissuto. Se poi considero quanto successo ha avuto all’epoca di MySpace (miglialia di ascolti sul player in un paio d’anni e più di 20.000 followers piovuti dal cielo) e quanto è stata ben accolta quando l’ho riprodotta per la prima volta nel mio doppio album solista, non poteva mancare nel nostro album essendo così significativa e rappresentativa per noi. Ma questa volta “spanish version” per non ripetere quella originale ormai pubblicata nel 2015. Vediamo se riusciamo a fare concorrenza alle porcherie bachata che impazzano l’estate ahahah!

Per quanto riguarda il processo compositivo, come sono nati i brani? Avete seguito un percorso definito o preferite lasciare spazio all’improvvisazione?

FW: Il nostro processo “artistico” lo riassumo così; immediatezza sulle prime – molto lavoro, studio e cambiamenti a seguire. Una via di mezzo alla fine… diciamo che l’ispirazione tira fuori l’anima di getto, ma per dare sostanza e corpo al tutto ci vogliono decisioni ragionate, soprattutto per evitare un’eccessiva complessità di alcune scelte o, di contro, prolissità e banalità.

Dal punto di vista delle tematiche, c’è un messaggio comune nei vari brani oppure ognuno ha una propria dimensione testuale?

FW: Sicuramente non si può parlare di “concept” però devo ammettere che di media i testi variano dall’importanza di dare (o cercare di trovare) un significato alla vita, piuttosto della complessità del senso mistico che ci circonda (Dio, vita ultraterrena, cosmo), a qualcosa di più etereo ma epico (non in senso metal con draghi e spade, ma piuttosto verso quella pantomima eterna e regale alla “Innuendo” dei Queen appunto).

Avete coinvolto nell’album un nome storico del panorama Progressive italiano, ma, guardando all’attuale scena italiana, credi che ci siano band valide?

FW: C’è una scena musicale italiana attuale?! Non credevo… Cercando di controllare la rabbia per lo stato attuale dello squallore musicale italico (e mondiale ormai), potrei dirti che nell’underground di band valide ce ne sarebbero a tonnellate (come è sempre stato dall’alba del jazz ad oggi) solo che si decide di spingere stronzate perché si fanno in breve, si controllano meglio, fatturano tantissimo, non crea artisti che un domani potrebbero avere potere decisionale e soprattutto si governa meglio un mare di zombie disinteressati che subiscono la scemenza del momento mentre si guardano i risvoltini, di gente nutrita e cosciente che sente la necessità di esser parte di qualcosa. Si, lo so, le solite frasi del vecchio nostalgico, ma diciamo che non darei indietro i Led Zeppelin per un fedez (e compagnia tossica). Ogni tanto per fortuna sbuca un Caparezza nell’“alternative” rock o piuttosto si fa notare un Ezio Bosso in quel magico mondo di geni che eseguono classica ed opera, ma non bastano più per fare la differenza. Non a caso noi abbiamo chiamato una band prog del ’75. E la dice lunga sullo stato attuale delle cose. Ma cambierà; è il ciclo storico degli eventi. Ora dobbiamo per forza risalire perché stiamo finendo anche di poter scavare.

Cosa rappresenta per te fare musica e produrre brani originali?

FW: Tutto. Vivere ed esistere è parte integrante di questo meccanismo per me. Non saprei pensarmi senza di questo. Si, scrivo libri, mi occupo di fotografia (senza pretese) e soprattutto vivo studiando storia, religioni, filosofia e materie umanistiche in generis, ma comporre musica e scrivere testi mi viene spontaneo dai tempi delle elementari. Una cosa innata. Parte integrante. Innesto biologico per me. La Musica è come la Natura. Un dio tangibile ed onnipresente. Stupendo.

Tra composizione, studio di registrazione e palco, quale dimensione preferisci come musicista? O, magari, in che ordine li metteresti?

FW: Rispondendo per gli altri PrincesS, essere on stage senza dubbio alcuno! Per quanto riguarda me (ma anche Mauro il tastierista) e senza voler deludere nessuno, credo che il processo di songwriting e di studio di registrazione mi appartenga maggiormente da sempre. Stare sul palco mi piace da far schifo ed è facile dimostrarlo (basta cercarmi su YouTube), però essendo un tipo “storto” (qualcuno preferirebbe definirsi cervellotico), quel processo magico-esoterico che è l’arte del creare, mi lascia sempre maggiormente affascinato. Così come lo spendere ore nel realizzarlo alla perfezione in studio. Sarà che ci son cresciuto dentro da bambino, mentre aspettavo che mia madre finisse i turni di recordings con la propria band, girando tra immensi mixer, cavi, casse, monitor, amplificatori ed un via vai di tecnici, chiedendomi come tutto questo fosse possibile. That’s “a kind of magic”, right?

Prima di lasciarci vorrei sapere da te quali sono i tuoi progetti per il futuro. Ci saranno degli appuntamenti da segnare sul calendario?

FW: Al momento posso dirti che non ci sono live events all’orizzonte perché non sarebbe facile mettere insieme tutti quanti, considerando più che altro le nostre vite non facili da intrecciare, anche se l’idea sarebbe anche quella. Posso dirti che in cantiere c’è un prossimo video clip da girare (ma è ancora tutto da decidere) e soprattutto che stiamo già lavorando al prossimo album (che forse uscirà a fine 2019). Per il resto è una sorpresa anche per noi stessi. Vediamo cosa riusciamo ad inventarci questa volta!

Freddie grazie mille per la disponibilità, lascio a te l’ultima parola per un messaggio ai nostri lettori. A presto!

FW: Prima di tutto grazie a voi Team di Metal in Italy e riguardo tutti voi altri lì fuori, ci tengo soprattutto a ringraziarvi perché il supporto che mi/ci avete dato negli anni è stato incredibile. Fare dei sold-out o piuttosto continuare a vendere materiale musicale fino all’esaurimento scorte è una cosa a dir poco incredibile oggi come oggi, soprattutto considerando il nostro non essere conosciuti quanto vorremmo, il non esser pubblicizzati quanto servirebbe e che il “feticcio” non vende quasi più. Voglio soltanto che sappiate che il vostro supporto è da noi non solo apprezzato all’inverosimile ma che lavoriamo estenuantemente per darvi degli ottimi prodotti, nonostante l’enorme spesa e fatica che comporta. L’unico desiderio è riuscire a non deludervi MAI. Parafrasando Steve Harris in un’intervista del ’98, “noi continueremo finché ci sarà anche soltanto uno solo di voi a darci tutto il proprio sostegno” e concludendo con Chuck Schuldiner, “support music, not rumors!”. Detto questo, speriamo di riuscire ad aprire un live ai Maiden prima o poi… o ai Goblin! Stay rock, take care ’n Princess’em all “‘Till The End of Time” (lo so, autocitarsi è da sbruffoni, ma siamo una rock band e qualcosina ce la dovrete pur concedere ahaha!).

Godetevi il video streaming:

Qui trovate le copie CD DIGIPAK (altrimenti ci trovate su Spotify per lo streaming e su tutti i principali Digital Stores per acquistare le tunes).

https://princessworld.bigcartel.com/product/princess-princess-2018

Grazie ancora per l’attenzione e see ya soon all around the world!
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