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Rockazzi: “Rockazzi” – Recensione

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Devo ammetterlo, ho scelto di recensire i Rockazzi per il loro nome. Quando mi si è presentata la lista dei promo da recensire molti li ho scelti per il genere proposto, mentre per i Rockazzi ho optato per la scelta istintiva: “Wow che bel nome! Miei!”. Anche perché non potevo sceglierli per il genere musicale…di che genere musicale parliamo?! Chissà, l’unica cosa certa è che è rock, molto rock e che sono dannatamente bravi!

Citando loro stessi, le influenze musicali dei capitolini sono: “Progressive-Rock-Dark-Punk, assemblando un misto tra Ivan Graziani (?!),Meshuggah, Fabrizio De Andrè, Tool, Dream Theater, Cynic, Rino Gaetano, Vasco Rossi e The Strokes”.
A questo punto qualsiasi recensore avrebbe paura…io godo!

Ogni canzone di Rockazzi si contraddistingue per un sound ben definito, un rock duro che spazia attraverso le influenze sopracitate con sorprendente versatilità, merito dell’abilità tecnica della band e di un sound davvero buono.

“P.E.S.A.” apre l’album e l’intento è chiaro, trascinarci in un turbinio di umori sì contrastanti, ma con un filo conduttore ben definito, la voglia di stupire: riff sincopati e chitarre virtuose nel ritornello. “Alieno” è un pezzone hard rock con i fiocchi, che nel cantato rimanda un po’ alle creature musicali di Lindo Ferretti, con la strofa cantata con frasi a ripetizione, notevole l’assolo di chitarra e la sezione ritmica. “Angelica” sembra volerci dire qualcosa su qualcuno, ma non ci è dato sapere, ne scaturisce un pezzo che va di pari passo con le liriche, nervoso, umorale, incazzato.

Pensate solo un istante a come potrebbe suonare l’immenso De Andrè senza strumenti della tradizione popolare ma con un tappeto di chitarre distorte, ecco a voi “Leno”,una filastrocca rock, bellissima, ritmata, coinvolgente! “Ira” parte quasi in sordina, un intro di basso ci introduce ad un altro pezzo molto “instabile” con l’ennesimo ottimo assolo di chitarra.

“Prete” e “Sputa” sono a mio modesto parere i pezzi migliori del disco, che racchiudono in pochi minuti quasi tutti gli elementi del sound della band: da rimarcare come sempre basso e batteria virtuosi e precisi, testi intelligenti, ironici ma allo stesso tempo invettivi e con destinazioni sempre ben precise (“Prete, non mi convince il tuo far bene, Prete che fine ha fatto la tua fede?” “La tua vita mi è distante, il tuo dolore è lacerante…forse più di me, non sono nulla accanto a te!”).
Chiude il disco “47” che inizia con chitarre classiche per esplodere poi in una rabbia elettrica nel ritornello e nel solito bellissimo assolo di chitarra.

Che sorpresa questi Rockazzi, mi aspettavo dal nome della band, dal titolo delle canzoni e dalla loro attitudine (“Saluti pazzi…saluti Rockazzi” campeggia qua e la nelle loro pagine online!) qualcosa di più “caciarone” e scanzonato, invece mi trovo a consigliarvi vivamente un disco rock a 360°, adulto, maturo, tecnicamente ineccepibile e pieno di contaminazioni.

Un disco che non ha paura di osare, che trova il giusto connubio della musica con le parole e questo, consentitemelo, è davvero importante visto che ci chiamiamo Metal in Italy e che i nostri, nel caso non lo aveste capito, cantano in italiano.
Mi unisco allo slogan con un piccolo consiglio: “Saluti pazzi…comprate i Rockazzi!”