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Sailing To Nowhere: “Lost In Time” – Recensione

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In meno di due anni i romani Sailing To Nowhere hanno presentato al pubblico due album assolutamente complementari. Il “botto” con il debut “To The Unknown” ha lasciato presagire che nel prosieguo di carriera ci sarebbero state ulteriori novità.
In realtà questo “Lost In Time” non si discosta molto dal precedente perchè i ragazzi sono riusciti a mantenere una certa coerenza nell’attitudine, così come nei suoni, andando però a cercare il particolare, quel quid in più.

Il nuovo album quindi si presenta come un lavoro effettivamente numero 2, un secondo capitolo della stessa saga, ma è bene ricordare che i Sailing di “To The Unknown” non sono di fatto quelli di “Lost In Time”. I numerosi cambi di line up che la band ha subito nel corso del tempo hanno fatto sì che, per andare sul sicuro, non siano state intraprese altre strade. Questo aspetto, da un certo punto di vista, ha regalato paradossalmente “stabilità” al prodotto in quanto i mastermind che hanno composto il primo album hanno eseguito lo stesso procedimento per il secondo.
Per quanto possa sembrare un aspetto negativo (o non del tutto positivo), vi è comunque una certezza: i Sailing di “Lost In Time” sono decisamente più power. Il rimando alle sonorità tipiche del genere fa confezionare loro brani come “Fight For Your Dreams” o soprattutto “Suffering In Silence” o ancora “Scream Of The World” che di fatto apre l’album ed è il biglietto da visita della band.
Ma qual è allora il “quid” di cui sopra? E’ presto detto. “Apocalypse” è il brano che vede l’ospitata alla voce di Fabio Lione. Costruire una canzone che girasse attorno ad una personalità come quella di Lione non è cosa semplice, perchè è vero, lui può cantare quello che vuole, ma l’anima la senti; se un pezzo non ti entra dentro allora tanto vale il karaoke. Ed invece “Apocalypse” è perfetta, dall’inizio alla fine.
Stesso discorso vale per “Start Again” che vede invece alla voce ospite Roberto Tiranti: anche in questo caso, i pirati si trasformano in pregevoli sarti, in quanto la maestria nel confezionamento del vestito su misura per Tiranti è lodevole.
Aggiungiamo poi anche la scelta di ritmi caraibici in (quasi) chiusura di “New Life”, pezzo sempliciotto che però conserva una certa freschezza e che marca la gioia di essere approdati chissà dove, anche se “persi nel tempo”.