Home Interviste Titian: “Vi presento i Present Tense e vi dico perchè mi piacciono...

Titian: “Vi presento i Present Tense e vi dico perchè mi piacciono le cover band”

SHARE

Questa non è la classica intervista. Questo, se vogliamo, è un manifesto a difesa delle cover band, o meglio, a difesa del diritto a volersi divertire cantando. Il che, attenzione, non implica che si stia rubando la scena a chi scrive e suona pezzi inediti.
Questo è un punto di vista differente, affidato a Tiziano “Titian” Spigno, leader dei Lucky Bastardz, insegnante di canto e musicista. Insomma… non l’ultimo dei carrettieri!
Il buon Titian ha da poco annunciato via social la nascita di un nuovo gruppo, i Present Tense. Una cover band.
Ci è sembrato giusto voler approfondire l’argomento, per capire anche perchè una tribute band venga vista non di buon occhio. Titian ci è sembrato l’uomo adatto.
Questo è il suo pensiero:

Present Tense… presente… Qui e ora.
Penso non potesse esistere un nome per una band (mutuato ovviamente da un bellissimo brano dei Pearl Jam) che mi potesse rappresentare meglio, in questo momento della mia vita!
Non è stata mia l’idea di formare questa tribute band dedicata ai 5 di Seattle (sì, ok Eddie viveva a San Diego quando ricevette la proposta di unirsi alla band, ma vabbè…), ma di David Zanet, uno dei due chitarristi e cultore del sound dei PJ, oltre che jazzista sopraffino.

Quando David mi ha chiamato, ho accettato con piacere, un po’ perché in questo periodo dedicato soprattutto al metal e all’hard rock ero in decisa astinenza da grunge, e un po’ perché con David ho scoperto di condividere molto della filosofia di vita che ci contraddistingue ed ero sicuro che sarebbe stata una grande esperienza musicale e di vita.
Quindi, reclutato il fido Andy Buratto, bassista di Secret Sphere e Hell in the Club e amico fraterno, mi sono buttato in questo progetto che dopo un inverno intero di prove intensive, per trovare il giusto sound e la giusta amalgama, sta per trovare finalmente il giusto sfogo su di un palco live, per la precisione quello del Live23 di Bosco Marengo, dove ormai – noi musicisti e appassionati di rock alessandrini e non – siamo ormai di casa.

So che in molti, leggendo questo articolo, storceranno il naso: “Sì vabbè, però, le cover band, la morte della musica originale e badabim e badabam”.

A costo di risultare impopolare, la mia risposta è: “Perché no?”.

Francamente, l’ho già accennato anche nell’intervista che mi avete gentilmente proposto in occasione dell’uscita di “Alwayz On The Run” (intervista e recensione, ndr.) nel rispetto delle opinioni di tutti, trovo la polemica sterile e la distinzione inutile e tipicamente “italiana”. Nei tanto invidiati States, è assolutamente normale per artisti e musicisti anche blasonati, esibirsi con formazioni di cover, magari in lussuosissimi Casinò di Las Vegas. I motivi sono, ovviamente e principalmente, di natura alimentare, ma anche no.

Personalmente, amo molto confrontarmi con l’interpretazione delle cover: è formativo, arricchisce e – soprattutto – è divertente.
Credo che tutto sia lecito se realizzato con onestà intellettuale: non mi troverei mai a mio agio a cantare in un tributo a Vasco o Ligabue, ma non per questo critico o condanno chi si diverte, sinceramente, a interpretarli, come chi si diverte ed emoziona ad ascoltarli.
Io ho la fortuna di vivere di musica, principalmente grazie all’insegnamento, e questo mi permette di dedicarmi solo alle cover dei generi che prediligo: oltre ai “Present Tense”, milito anche nei C*mshot, band composta da elementi di Secret Sphere, Hell in the Club e Lucky Bastardz, con cui ci divertiamo a saltare dal thrash al classic metal, nei Flatliners trio nel quale suono anche il cajon e che mi permette di dare libero sfogo al mio istrionismo, saltando dal soul di Bill Withers, al reggae di Bob Marley, passando per Bryan Adams e – perché no – David Bowie e gli Spin Doctors.
E nell’autunno arriveranno i Diablo Funk Station superband composta da Claudio Cinquegrana alla chitarra e i fratelli Balocco direttamente dai Bad Bones, con i quali ci divertiremo a violentare in chiave hard rock alcuni classici del funk e del soul degli anni ’60 e ’70.

Con le cover mi diverto, studio e – perché no – racimolo qualche euro che per lo più finisce direttamente reinvestito nella realizzazione dei miei dischi di inediti (vi ho già detto che sto giusto finendo quello di esordio di una nuova rock band e che sta venendo una bomba?), nella mia strumentazione e – se avanza qualcosa – in qualche bolletta e nel mutuo del mio appartamento. Sarò strano, ma non ci trovo niente di scandaloso.
Quindi cover perché? Esattamente per lo stesso motivo per cui canto e compongo inediti: perché mi diverte e mi emoziona.
Non esiste altro, nel mio “Present Tense”, che valga più di questo.

Tiziano Spigno