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Aidan: “Témno” – recensione

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A distanza di due anni dal loro primo lavoro, tornano, con un Ep che va al di là di un semplice ascolto, i padovani Aidan. Ciò che propongono questi musicisti è un dark-sludge-ambient o semplicemente post metal, il quale spazia tra sonorità pesanti ed opprimenti, che possono ricordare i finlandesi Callisto e parti ipnotizzanti di stampo Cult Of Luna o Isis. Ma, al di là dei paragoni stilistici, questo “Témno“, formato da appena quattro tracce totalmente strumentali, per un totale di quasi 24 minuti, rappresenta una complessa ed affascinante sperimentazione sonora.

L’avvio è affidato alle note di “Levnad”, brano carico di patos in cui le melodie, accompagnate da un tappeto di archi, giungono all’orecchio e toccano i sensi, in un susseguirsi di emozioni dominate, su tutte, da una dolce malinconia. La seconda traccia, dal titolo “Negazione dell’Appartenenza / Appartenenza alla Negazione”, ci fa sprofondare, per quasi otto minuti, dapprima, in un abisso di sopore incosciente, in perfetto stile proveniente dai sopranominati Cult Of Luna, per poi schiaffeggiare le tempie dell’ascoltatore con una partenza veloce e distorta che non lascia inesplorati i meandri della sperimentazione sonora. Qui sono i toni bassi a far tremare i timpani, così come le parti di batteria, le quali fungono da spartiacque per una seconda parte della traccia, formata da sonorità più acustiche e “riflessive”. In questo brano colpisce molto anche il terzo cambio stilistico, che accompagna fino al termine della traccia. L’ascolto de “Il Terzo Escluso” sortisce invece l’effetto di colpire in pieno volto, mediante l’avvio post hardcore, il quale cambia prontamente forma, grazie al rallentamento delle parti strumentali e di strutture compositive maggiormente spalmate in un contesto più melodico. La linea guida di questo pezzo è rappresentato da una grave malinconia sonora, che cresce nel frangente in cui possiamo ascoltare un intermezzo parlato, tratto dal film “Morte a Venezia” di Luchino Visconti, ove si narrano le vicende contenute nell’intramontabile romanzo di Thomas Mann. Con un altro stralcio di dialogo cinematografico, il cui soggetto è “La Bellezza”, si apre l’ultima traccia “Ora Puoi Scendere Nella Fossa Insieme Alla Tua Musica”. Qui sono gli archi a farla da padroni; essi sono supportati eccellentemente da basi di synth, queste ultime, dal carattere psichedelico. In conclusione, tali sonorità sfumano lasciandoci come sospesi, in una sensazione di incompiutezza…è terminato il viaggio e la ricerca dei sensi stimolati dalle note di quest’ottimo “Témno”. Tale ricerca, evocata dalle sonorità, espresse nelle sue molteplici sfumature, ha consentito di trovare e smarrire la quiete. Ora, puoi scendere nella fossa insieme alla tua musica…
Il risultato globale è ottimo ed anche la produzione, sporca dove serve e chiara e bilanciata, nelle parti in cui i suoni devono risultare evocativi, racchiude a pieno la sublime fattezza di questo lavoro. E’ d’obbligo soffermarci anche sulla copertina realizzata da Nicola Rocchio, in continuità d’immagine, con quanto è espresso musicalmente nell’EP. Ci sarebbe piaciuto che tale lavoro durasse di più, ma, in ogni caso, quanto proposto dalla band è più che sufficiente per ottenere una promozione a pieni voti.