Home Recensioni Sfregio: “Non Credo”, la musica viene prima di tutto il resto

Sfregio: “Non Credo”, la musica viene prima di tutto il resto

SHARE
Con gli Sfregio ho sempre avuto l’impressione che la musica venga prima di tutto il resto. I testi possono provocare, far discutere e strappare qualche sorriso amaro, ma senza una macchina musicale capace di sostenerli tutto questo avrebbe vita breve. In “Non Credo” ho trovato soprattutto una band che sa ancora mettere in moto il motore: thrash, punk e rock’n’roll vengono mescolati senza troppe cerimonie e il risultato è un disco che parte con il piede sull’acceleratore e non ha molta voglia di alzarlo.
La prima cosa che mi ha colpito sono le chitarre. Non c’è la ricerca del virtuosismo fine a sé stesso: qui conta il riff, quello che entra subito in testa e soprattutto quello che riesce a trascinare batteria e basso. “Battezzata, go!”, “Ramadan” e “Burqa ma donna” funzionano proprio per questo. Ho trovato buona la costruzione ritmica dei pezzi, perché dietro la loro immediatezza c’è una band che sa perfettamente quando spingere e quando lasciare respirare il brano. È musica fatta per muovere la testa prima ancora che per analizzarla.
Anche la sezione ritmica merita attenzione. Basso e batteria non fanno semplicemente da accompagnamento alle chitarre, ma tengono costantemente vivo il movimento dei brani. È probabilmente uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente del disco: gli Sfregio riescono a mantenere quella ruvidità tipica del loro sound senza perdere compattezza. Si sente che la dimensione naturale di queste canzoni è il palco, dove certi incastri ritmici e certe accelerazioni possono diventare ancora più efficaci.
Ho trovato azzeccato anche il modo in cui vengono inseriti i momenti meno tirati. “Salmo 119” e “Fino A Che Son Vivo” interrompono la corsa e permettono di guardare il disco da un’altra angolazione. Non sono semplicemente due pause messe lì per cambiare ritmo: servono a dare più peso a tutto ciò che viene prima e dopo. È proprio lavorando sulle dinamiche che un album aggressivo evita di diventare una lunga tirata tutta alla stessa velocità.
Il limite che ho percepito è nella formula, ormai molto riconoscibile. Gli Sfregio sanno cosa vogliono suonare e lo fanno con convinzione, ma dopo diversi ascolti avrei gradito qualche rischio in più soprattutto negli arrangiamenti. Non serviva complicare i pezzi o riempirli di assoli: sarebbe bastato qualche cambio ritmico meno prevedibile, qualche soluzione capace di spostare per un attimo il terreno sotto i piedi. La loro immediatezza è un punto di forza, ma può diventare anche il confine entro cui la band rischia di muoversi.
Alla fine, però, “Non Credo” mi ha convinto soprattutto per quello che succede sotto i testi. Ho trovato un lavoro musicale solido, diretto e con un tiro che non ha bisogno di troppi artifici. Le provocazioni fanno parte del gioco, ma personalmente sono le chitarre, il basso, la batteria e il modo in cui tutto viene incastrato a farmi tornare sul disco. Gli Sfregio hanno ancora una formula efficace tra le mani; adesso mi piacerebbe sentirli spingerla un po’ più in là, senza perdere quella botta che rimane il loro marchio di fabbrica.
Recensore: Derek Vinyard
Tracklist:
1. Battezzata, go!
2. Ramadan
3. Salmo 119
4. Burqa ma donna
5. Dio Pop
6. Om Jay Gange Mata
7. Jesus Crüe
8. Fino a che son vivo
9. Non credo
10. BelzebùLine-up:
Il Grinder – Bass
Ylme – Drums
Doc – Guitars
Dirty Seth – Vocals

Nadir Music