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Ecnephias: intervista a Mancan, l’uomo che risponde con le prose…

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ecnephias

Ci sono persone che sono lo specchio della musica che creano. Mancan è una di quelle, mai facili, mai banali ma tremendamente misteriosie e intriganti. Attraverso le sue parole siamo andati alla scoperta degli Ecnephias e dell’album omonimo (leggi qui la recensione) della band lucana, quinto capitolo di una evoluzione inarrestabile! Accendete una candela, sorseggiate un po’ di vino e buona lettura!

Ciao Mancan, Metal in Italy ti da il benvenuto!

Ciao a voi! Grazie della cortesia mostrata.

“Ecnephias” è uscito da un paio ormai. Pubblico e critica danno un giudizio unanime, avete davvero fatto centro! Vi aspettavate questa accoglienza?

Io personalmente credo di essere entrato in sintonia con il nostro pubblico quindi credo di esprimere, un passo per volta, qualcosa che tocca le emozioni di chi ha lo stesso animus. Si me lo aspettavo, poi la melodia è sempre un fattore positivo per la nostra concezione artistica, permette infatti di raggiungere ascoltatori di ogni fascia e gusto.

Folklore mediterraneo, metal oscuro, latino, occultismo: è difficile descrivere la vostra musica semplicemente dandole un’etichetta. Come spiegherebbe Mancan la musica degli Ecnephias ad una persona che non l’ha mai ascoltata?

Te la spiego con una prosa che ho composto ieri:
C’è una via segreta
che nessuno osa praticare.
Lì si trovano perfidi marinai e cartomanti tzigane,
fumatori di oppio e antichi musici.
Essa è la Via del Sortilegio,
la Via che guarda al mare, sotto la Luna e le Stelle.
Dove il mondo più sinistro si riunisce
e dove ogni altra legge è sospesa.
Ogni notte è viva, ma ogni giorno, con la luce, scompare.
Solo qui, se cerchi, mi potrai trovare.
E’ qui che nasce la mia musica,
è il luogo dell’anima…
ma se non riesci a sentire l’odore del mare,
se non ti abbandoni alla pietra più calda di queste mura,
se non ti bruci con il mio fuoco,
non potrai mai capirla.
Non ti apparterrà mai.
E sarà, per te, incomprensibile e distante,
come la Luna.

Torniamo un po’ al passato: dieci anni fa il vostro primo album, come siete cambiati da allora?

Molto. Il Metal è un grande circo, lo dico in senso positivo. All’inizio ogni band ha paura di sbagliare, vuole mostrarsi dura, più “cool” delle altre. Quando poi maturi, lasci dietro di te quella maschera e inizi ad essere più sincero e profondo. Questo può significare essere più melodici, ma anche più imprevedibili, anche più pesanti se quella è la via della sincerità. Intendiamoci, eravamo sinceri pure allora ma in via di definizione. Qualche ottimo pezzo lo riproponiamo ancora oggi dal vivo. Da “Inferno” in poi è un’altra musica.

La band è stata formata nel lontano 1996, come mai nove anni per arrivare a registrare il prima demo?

Siamo stati attivi circa un anno fino al 1997. Poi ognuno prese altre vie in campo più classico. Ci siamo fatti i calli, esperienze utili, errori e lezioni che sono patrimonio per la nostra recente storia, dal 2005 ad oggi.

Restiamo nel 1996, so che sei un grande appassionato del Gothic-metal anni ’90. In quel glorioso anno uscirono: “Irreligious” dei Moonspell, “October Rust” dei Type o Negative, “Like gods of the sun” dei My Dying Bride, non dimenticando mai “A Deeper kind of Slumber” dei Tiamat uscito l’anno dopo. Quanto hanno influenzato queste sonorità il vostro modo di scrivere musica?

Sono bands ed albums unici e fenomenali. Innovativi musicisti con coraggio e determinazione. Sono dei fari guida per noi. Non siamo degli emulatori, cerchiamo di rielaborare a modo nostro alcune influenze. Si potrebbe sostenere che la mia voce è simile a Fernando, ma anche a Pelù (devo essere sincero, l’ho pensato anche io in fase di recensione ma ho quasi avuto paura a scriverlo! N.D.R.) come dicono altri o anche al vocalist degli Amon Amarth come scrisse un critico fuori confini. In realtà sono io con la mia personalità, cerco di metterci del mio sempre e comunque. Oggi chi può inventare qualcosa? Quasi nessuno ritengo. Ma dare una propria chiave di lettura di un genere è sempre possibile.

Parliamo di influenze non musicali: Basilicata, la vostra terra d’origine, il mediterraneo, il folklore latino…dunque binomio sole-metal oscuro, si può?

Il Sole è vita. Per me una fonte di energia insostituibile. Come la Luna, la notte. Sole e metal stanno bene assieme, perché no? Penso ai Sepultura, ai Tiamat, ai Moonspell di Sin/Pecado e del penultimo album (quello più melodico e intimista), ma anche a tanto heavy metal. Per me il sole e il caldo significano abbandono, non so se riesco a spiegarmi. C’è una malinconia profonda in un paesaggio solare e deserto. Ma il mediterraneo è anche boschi, colline, montagne. Oltre che mare, sole, coste.

Ci parli un po’ dei testi di “Ecnephias”? Di cosa parla l’album?

Il tema è la Via della Mano Sinistra, al cui centro v’è la storia di un protagonista che percorre strade interiori ed esteriori simboliche e ambigue, in perenne conflitto tra la realtà e il sogno. Ma i luoghi sono anche fisici, si va dalla città al mare, dal bosco al deserto. C’è tanto da visitare con questo album.

Dove avete girato il video di Vipra Negra?

In un antico palazzo stregato in provincia di Potenza, Casa Spera. Una proprietà davvero enorme, di nobili discendenze, con sotterranei molto tetri.

Cosa ne pensi della scena metal lucana? E di quella nazionale?

Non credo in nessuna scena, solo in singoli musicisti o singole bands che valgono e ce ne sono diverse.

Mancan, grazie per il tempo che ci hai concesso, vuoi lasciare un saluto ai lettori di Metal in Italy?

Saluto con affetto i lettori e i curiosi, spero di aver stimolato la vostra attenzione per gli ECNEPHIAS…spero di vedervi dal vivo in uno dei prossimi concerti! Grazie