AZRATH-11 – “Kenòs”
Northern Darkness Records, 2026
C’era un tempo in cui le fanzine arrivavano per posta, le cassette si duplicavano a mano e il passaparola valeva più di qualsiasi algoritmo. Se “Kenòs” fosse uscito nel 1988, avrebbe fatto impazzire i cultori dell’underground più oscuro, quelli che consumavano i demo di Morbid Angel, Possessed e primi Behemoth fino a farli diventare trasparenti. Oggi siamo nel 2026, ma gli Azrath-11 sembrano avere ancora quello spirito: nessun compromesso, nessuna ricerca della melodia facile, solo una discesa negli abissi dell’occulto attraverso un death/black metal monumentale.
A dieci anni abbondanti dal precedente full-length, il quartetto friulano torna con un lavoro che non cerca di rincorrere le mode del momento, ma punta a costruire un universo sonoro personale, intriso di mitologia sumera, esoterismo e atmosfere cosmiche. Il titolo stesso, “Kenòs”, lascia intendere che qui si parla di vuoto, origine e annientamento, mentre i testi si ispirano all'”Enuma Elish” e alle teorie sugli Anunnaki.
Musicalmente il disco è un concentrato di violenza controllata. La batteria di Asmodevs D.D. è una macchina da guerra: blast beat chirurgici, cambi di tempo improvvisi e una doppia cassa che sembra voler perforare le casse dello stereo. Le chitarre costruiscono muri di riff nerissimi alternando tremolo picking, aperture epiche e passaggi dal sapore mediorientale, marchio di fabbrica della band fin dagli esordi. Il growl è profondo e autoritario, ma lascia spazio anche a cori rituali e soluzioni atmosferiche che ampliano ulteriormente il respiro del disco.
L’apertura con “Sepvlcretvm A Pelago Lambitvm” mette subito in chiaro le intenzioni degli Azrath-11: tecnica sopraffina, impatto devastante e una produzione moderna che, fortunatamente, non sterilizza l’aggressività. “Hamarteia”, impreziosita dalla partecipazione di Karl Sanders dei Nile, rappresenta probabilmente il vertice dell’album, fondendo brutalità e suggestioni orientali in modo naturale.
Non mancano momenti più solenni, come la title track, mentre la rilettura orchestrale di “Imposing My Will” offre un’interessante prospettiva su un brano storico della band senza risultare un semplice riempitivo.
La forza di “Kenòs” sta soprattutto nella coerenza. Ogni pezzo sembra parte di un’unica lunga invocazione, e anche quando la velocità cala, la tensione non si spezza mai. Gli Azrath-11 dimostrano una maturità compositiva notevole, evitando il tecnicismo fine a sé stesso e privilegiando la costruzione di atmosfere oppressive e visionarie.
Certo, non è un album per tutti. Chi cerca ritornelli immediati o strutture convenzionali potrebbe trovarsi disorientato. Ma chi ama il death metal oscuro, tecnico e intriso di misticismo troverà pane per i propri denti.
Gli Azrath-11 non stanno reinventando il genere. Stanno facendo qualcosa di molto più difficile: lo stanno onorando con personalità, competenza e una passione che trasuda da ogni singola nota. In un panorama spesso affollato da uscite intercambiabili, “Kenòs” emerge come una delle produzioni italiane più solide e convincenti dell’anno.
Se il metal estremo nazionale ha ancora qualcosa da dire, dischi come questo ne sono la dimostrazione più evidente.
Recensore: Derek Vinyard
Tracklist:
1. Sepvlcretvm A Pelago Lambitvm
2. Hamarteia
3. Theoktonia
4. Imposing My Will (Orchestral version)
5. Kenòs
Line-up:
Antheres A.E. – Guitars (rhythm), Vocals
Asmodevs D.D. – Drums, Keyboards
Dioskouroi D.F. – Bass, Vocals (backing)
Enlil A.N. – Guitars (lead), Vocals (backing)




