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Hellgeist:”Hellgeist” – Recensione

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Hellgeist

Gli Hellgeist sono una Thrash Metal band proveniente da Cuneo, sebbene di recente formazione, 2011, giungono, dopo pochi anni ed un Ep autoprodotto dal titolo “What A Hell”, all’esordio alla lunga distanza con un album omonimo molto concreto e di grande impatto.

Il genere proposto dai Nostri è, come già detto, fondamentalmente Thrash Metal che richiama alla mente sicuramente i Pantera, ma anche Slayer e Sepultura, questa vicinanza non è sicuramente un aspetto negativo del loro songwriting, in quanto ascoltando i brani ci si rende subito conto di trovarsi davanti a quattro ragazzi che sanno il fatto loro, sia in termini di composizione che di esecuzione. I brani sono quasi tutti dotati di grande mordente, ad eccezione della power-ballad “In Your Word”, che, dopo un inizio molto melodico e delicato, si tramuta comunque in una traccia sì melodica, ma anche energica, ricordando in alcuni passaggi anche i Megadeth di qualche anno fa.

Procediamo con ordine. Ad aprire le danze ci pensa “Last Breath”, i ritmi si fanno sin da subito serrati: la chitarra di Alessandro Parola è tagliente, il palm muting crea il giusto wall of sound e le ritmiche alternano passaggi lenti e cadenzati, in cui sono i power chords a farla da padrone, ad altri più nervosi, il tutto condito da parti soliste al fulmicotone. In riferimento a ciò è importante notare come non siano state utilizzate altre tracce di chitarra, durante gli assoli il resto della sezione ritmica è rappresentato da basso e batteria, fatto che rende il tutto più diretto e soprattutto mette in risalto il pregio del lavoro svolto dall’axeman. Ritmi indiavolati introducono la successiva “Again”, brano che si caratterizza successivamente per l’alternanza con ritmi più lenti e cadenzati, che fanno emergere le doti tecniche del drummer Gabriele Lingua, sempre preciso nelle ritmiche, mai macchinoso e sempre concreto. Tra le altre tracce sicuramente da citare “Mindead”, “Emily” e “Blood Faith”, ma il resto delle composizioni è comunque di buon livello qualitativo.

Occorre rimarcare anche il lavoro svolto al basso da Andrea Castegnaro, che trova il giusto spazio soprattutto durante gli assoli, frangenti durante i quali emerge maggiormente, riuscendo a “riempire” il vuoto lasciato da una seconda chitarra, così come nella conclusiva “Hell”, per fare un esempio. Adeguata anche la voce di Luca Serra, sempre aggressiva, abrasiva quanto basta, crea la giusta amalgama con il resto della band.

“Hellgeist” è un prodotto molto valido, sebbene profondamente legato alla tradizione Thrash, è piacevole da ascoltare e trasmette un’elevata dose di adrenalina, se ne consiglia pertanto “l’uso” a tutti gli amanti del genere.