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Madvice: “L’ottavo Giorno”, equilibrio tra la ferocia del death e le suggestioni del blackened thrash

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MADVICE “L’ottavo Giorno”
Art Gates Records, 2026

Con L’Ottavo Giorno, pubblicato l’8 maggio 2026 per Art Gates Records, i Madvice compiono un nuovo passo nel proprio percorso artistico, consolidando una proposta che affonda le radici nel melodic death metal e si arricchisce di sfumature blackened thrash. Il terzo album della formazione toscana si sviluppa attraverso sette tracce per poco meno di mezz’ora di musica, condensando aggressività, tensione e ricerca melodica in un lavoro diretto, ma non privo di articolazioni. Rispetto al precedente Under the Burning Sky, emerge la volontà di spingere ulteriormente sull’intensità del suono, senza sacrificare il dinamismo degli arrangiamenti e la capacità di costruire atmosfere cupe e minacciose.

Il punto di forza del disco risiede nell’equilibrio tra la ferocia del death metal e le suggestioni più oscure del blackened thrash. Le chitarre alternano riff taglienti e aperture melodiche, mentre la sezione ritmica sostiene le composizioni con cambi di tempo e ripartenze che impediscono alla musica di adagiarsi su schemi prevedibili. La velocità non diventa mai l’unico parametro espressivo: i rallentamenti, le sezioni più cadenzate e le variazioni d’intensità contribuiscono a dare profondità a un impianto sonoro che punta tanto sull’impatto quanto sulla tensione. La componente melodica, dal canto suo, non addolcisce il carattere delle composizioni, ma ne accentua il lato drammatico, facendo emergere squarci di luce da un universo dominato dall’oscurità.

Anche il titolo L’Ottavo Giorno offre una chiave di lettura suggestiva. Se il settimo giorno della tradizione biblica rappresenta il compimento della creazione e il riposo, l’ottavo può simboleggiare una nuova partenza, qualcosa che prende forma dopo la conclusione di un ciclo. Non si tratta, tuttavia, di una rinascita necessariamente rassicurante: l’idea che attraversa l’album sembra piuttosto quella di una trasformazione che passa attraverso la sofferenza, il conflitto e la consapevolezza dei propri limiti. In questo senso, la dimensione musicale e quella concettuale si incontrano, dando alla brutalità sonora un significato che va oltre la semplice esibizione di potenza. La distruzione diventa il punto da cui ripartire, mentre la sopravvivenza assume i contorni di una lotta continua contro le proprie paure e le proprie contraddizioni.

I titoli dei brani contribuiscono a delineare questo immaginario. The Ecstasy of Dying introduce il tema della morte come passaggio estremo, mentre The Legacy of the Serpent God richiama una dimensione simbolica e mitologica, nella quale il serpente può evocare tanto la minaccia quanto la trasformazione. Particolarmente significativo è The Damnation Between Birth and Death, che pone al centro il rapporto tra esistenza, destino e ricerca della propria identità. Con Eternally I Rise, invece, emerge la volontà di rialzarsi nonostante il dolore, in una prospettiva nella quale la rinascita non coincide con una vittoria definitiva, ma con la capacità di resistere. La title-track rappresenta il fulcro simbolico del lavoro, mentre Not Dead Enough (To Feel No Pain) restituisce un’immagine cruda della sofferenza, quella di chi non è ancora riuscito a lasciarsi alle spalle le proprie ferite. La breve Fossa Lupara, infine, chiude la scaletta senza diluire la tensione accumulata.

Sul piano esecutivo, il contributo di Maddalena Bellini alle chitarre, Raffaele Lanzuise al basso e Marco Moretti alla batteria costruisce una base solida e dinamica, sulla quale si innesta la voce di Asator. La produzione, curata da Bellini presso il Brahmaputra Zone e completata dal mastering di Davide Barbarulo al 20Hz20kHz Mastering Lab, valorizza la definizione degli strumenti senza cancellare la ruvidità necessaria a questo tipo di proposta. Il risultato è un suono compatto, nel quale i riff mantengono la propria incisività e la sezione ritmica conserva peso e precisione. Se da una parte le influenze del death metal scandinavo e del thrash rimangono riconoscibili, dall’altra la band dimostra una buona capacità di gestire i contrasti e di evitare che la complessità degli arrangiamenti comprometta l’immediatezza dei brani. Qualche passaggio avrebbe forse meritato uno sviluppo più ampio, ma la durata contenuta favorisce una fruizione intensa e senza cedimenti.

Con L’Ottavo Giorno, i Madvice consegnano un album coerente, aggressivo e attraversato da un immaginario oscuro che trova nella rinascita il proprio filo conduttore. Non siamo di fronte a un lavoro destinato a riscrivere le coordinate del metal estremo, ma a una prova convincente, nella quale la conoscenza dei modelli di riferimento si accompagna a una scrittura sufficientemente articolata e a una buona consapevolezza espressiva. La band mostra di saper coniugare velocità, melodia e pesantezza, lasciando intravedere ulteriori possibilità di evoluzione sul piano della personalità compositiva. Il significato più profondo del disco sembra racchiuso proprio nella sua idea centrale: ciò che viene dopo la fine non è necessariamente una liberazione, ma una nuova battaglia da affrontare. E i Madvice traducono questa visione in musica con una prova compatta e incisiva, capace di lasciare il segno soprattutto in chi cerca nel metal estremo non soltanto impatto, ma anche atmosfera e tensione emotiva.

Tracklist:
01. The Ecstasy Of Dying
02. The Legacy Of The Serpent God
03. The Damnation Between Birth And Death
04. Eternally I Rise
05. L’Ottavo Giorno
06. Not Dead Enough (To Feel No Pain)
07. Fossa Lupara

Line-up:
Asator – voce
Maddalena Bellini – chitarre
Raffaele Lanzuise – basso
Marco Moretti – batteria