Ci sono band che si sciolgono sotto il peso del tempo e band che si trasformano in qualcosa di più forte col passare degli anni. I Guacamaya appartengono a questa seconda categoria. Forti di una carriera lunga svariati lustri, la band torna con Come Bussole Senza Rotta, un disco che è insieme ritorno, rinascita e scommessa. Un album che si muove tra rabbia, fragilità e lucidità politica, dove la parola è ancora un’arma e un rifugio. In un’epoca che fagocita tutto e tutti, la voce dei Guacamaya resta scomoda, viva, necessaria. Li abbiamo incontrati per parlare di questo nuovo inizio, delle loro ferite, di quello che resta… e di quello che ancora si può costruire.
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Se Come Bussole Senza Rotta fosse un luogo, una stagione o un momento preciso della vostra vita, quale sarebbe? E che sensazione vorreste che lasciasse a chi ci si “perde” dentro?
Cavolo, domanda propria “easy” per iniziare…. un mare agitato d’autunno. Vorrei si sentisse smarrito, che rimettesse in dubbio le sue certezze
Dopo vent’anni, com’è suonare ancora con la voglia di dire qualcosa che non sia già stata detta? Vi capita mai di sentire il peso della vostra storia, o è piuttosto una spinta a cambiare pelle senza cambiare direzione?
Beh diciamo che se apri gli occhi e le orecchie difficile non avere nulla da dire oggi. Noi preferiamo però farlo nostro quel che vediamo e sentiamo per evitare di renderlo banale o già detto. Se ti metti in gioco fino in fondo , sarà sempre unico quel che comunichi. Non sentiamo alcun peso perchè non ci sentiamo una band storica, sebbene suoniamo da diversi anni , non sentiamo di dover portare in giro la nostra storia, piuttosto tante storie con diverse direzioni e pelle ma sempre “dalla parte del torto.
I brani del disco sembrano parlarsi tra loro come lettere non spedite, fragili ma urgenti. In che modo è cambiato il vostro modo di scrivere testi? E che ruolo ha oggi la parola nella vostra musica, in un tempo dove si parla tanto e si ascolta poco?
Mi piace davvero molto questa tua osservazione. Ovviamente invecchiare non vuole solo dire avere sempre meno capelli ma anche essere lo specchio vivente di tutte le esperienze che vivi, gli incontri, le strade che percorri…tutto questo ha influenzato il mio modo di scrivere, e per dirlo brevemente forse un tempo volevo raccontare storie ora preferisco mi attraversino. Io sono un amante delle parole e dei bei testi, la musica viene sempre dopo – a differenza dei restanti componenti dei guaca – ma resta il fatto che devi avere qualcosa da dire o dare e per farlo devi sapere ascoltare.
Le collaborazioni del disco sono sorprendenti, intense, e sembrano aprire delle finestre nuove nel vostro suono. Ma cosa vi ha davvero lasciato, a livello umano e creativo, l’incontro con voci così diverse dalla vostra?
Con Marino (GANG) , Path e Daniele (IL MURO DEL CANTO) ci sono anni di amicizia, stima e direi fratellanza alle spalle, quindi è una naturale conseguenza averli voluti con noi. Marino, Path e Daniele sono tre voci che sanno accarezzare, cullare , esattamente il contrario di quello che comunica la mia. Avevamo bisogno di qualcuno che ti desse la sensazione di essere al sicuro in un mare in tempesta che questo disco rappresenta. Invece Dj Myke non lo conoscevamo di persona , ma insomma era per noi il n.1 e ci stiamo stupiti della sua umiltà e di come ha reso unica questa canzone.
Quando avete iniziato, la musica aveva ancora l’odore dei centri sociali, dei dischi che passavano di mano in mano, delle cose fatte con urgenza e sudore. Oggi che tutto è ipercondiviso ma spesso vuoto, cosa significa per voi fare musica “alternativa”?
Noi siamo dei cazzo di boomer (si dice cosi) amiamo i dischi e le cose fatte con urgenza e sudore. Ma come dici tu ora è tutto diverso, non frega nulla a nessuno di quello che vuoi dire o dare ma di quanti like fai, è tutto vuoto anche purtroppo nella scena alternativa, se fai un testo demenziale fai like e suoni in giro , se fotografi la merda in cui viviamo con sudore e passione rimani vero ma solo.
Dentro questo disco si sente forte la tensione tra smarrimento e orientamento, tra la necessità di cercare e il rischio di non trovare mai. Quanto c’è di voi, delle vostre fragilità e trasformazioni, in queste canzoni?
Cazzo mi viene il dubbio che te lo sei proprio ascoltato sto disco … eh, eh, eh…. è proprio così. C’è un forte tensione perchè noi sappiamo che strada vogliamo fare e sappiamo che è quella giusta, ma il rischio di perderci o di non trovare nulla alla fine del viaggio ci agita. Come Bussole Senza Rotta è un po’ la fotografia delle nostre vite in fondo.
Se poteste far ascoltare questo disco a qualcuno che vi seguiva vent’anni fa, senza dire che siete voi, cosa vorreste che gli restasse addosso, alla fine dell’ultimo brano? E se invece lo ascoltasse chi non vi ha mai conosciuti, che cosa sperate trovi in voi oggi?
Rabbia, amore, tristezza, gioia…quel che vuole ma che si sentisse vivo. Per noi è importante che provi qualcosa. Se resta indifferente abbiamo fallito.



