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Infection Code: “Ci sono evoluzioni ed involuzioni. Noi le abbiamo subite o attuate entrambe.”

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Con oltre venticinque anni di attività alle spalle e undici album pubblicati, gli Infection Code arrivano a “De Reptilium Arcanis” attraversando l’ennesimo momento di cambiamento, ma anche con una ritrovata consapevolezza della propria identità. Il ritorno di Massimo “Macha” Accornero, già protagonista della prima parte della storia della band, ha contribuito a modificare nuovamente gli equilibri e il suono del gruppo, riportando al centro il metal estremo e aprendolo contemporaneamente a influenze psichedeliche, progressive, industrial ed elettroniche. In questa intervista Gabriele Oltracqua racconta la genesi del nuovo album, il rapporto tra evoluzione e sperimentazione, l’importanza di mantenere una propria identità senza cadere nell’immobilismo e il processo creativo di una band che, dopo tanti anni, continua a vivere la composizione quasi come una dipendenza. Un disco che, nelle sue parole, rappresenta oggi il lavoro più completo e quello che meglio identifica gli Infection Code.

Dopo oltre venticinque anni di attività e dieci album alle spalle, arrivate al vostro undicesimo lavoro, “De Reptilium Arcanis”. Che significato ha questo album all’interno della lunga storia degli Infection Code?

Prima di tutto grazie mille per lo spazio concessoci. “De Reptilium Arcanis” ha un significato molto importante perché arriva in un momento di cambiamento. L’ennesimo, in poco tempo, ma necessario. È rientrato nella band Massimo “Macha” Accornero alla chitarra, già con noi nella prima parte della storia degli Infection Code. Volevamo dare un segnale forte con il suo arrivo e quale situazione migliore se non comporre un disco? In sei mesi abbiamo scritto, composto e registrato “De Reptilium Arcanis”. Non perché sia il nostro ultimo disco, ma lo reputiamo il più completo e quello che meglio identifica la nostra identità.

Gli Infection Code hanno sempre cercato di superare i confini delle definizioni di genere. Come descrivereste oggi la vostra identità musicale dopo così tanti anni di evoluzione?

Ci sono evoluzioni ed involuzioni. Noi le abbiamo subite o attuate entrambe. Forse la troppa sperimentazione può portare ad un’involuzione associata. Insomma, per evolvere a tutti i costi forzatamente sarebbe meglio stare fermi, come diceva Burroughs. Noi, in certi momenti, abbiamo forzato un po’ la mano scrivendo degli album forse un po’ troppo ostici anche per le nostre corde. Oggi la nostra identità musicale si rifà un po’ allo scossone che abbiamo voluto dare nel 2018, volendo tornare al fare metal. Con influenze industrial ed elettroniche, ma pur sempre metal estremo. Cosa da cui ci siamo allontanati tra il 2010 ed il 2018, facendo uscire album poco vicini alla nostra identità musicale, con una sperimentazione che non soddisfaceva tutti i componenti della band.

“De Reptilium Arcanis” rappresenta una nuova mutazione del vostro sound. Quali elementi del vostro linguaggio musicale avete voluto sviluppare maggiormente in questo lavoro?

Tornando alla prima domanda, con l’arrivo di Macha, il suono è cambiato, portando un modo di concepire la chitarra aperto anche alla psichedelia ed al prog, senza tralasciare la componente thrash metal che nei riff di chitarra è fondamentale. Ma non ci deve essere solo quello. Cerchiamo di guardare oltre, senza che questo guardare oltre sia bloccare lo sguardo verso un’unica direzione.

Il vostro percorso ha attraversato death metal, industrial, thrash e sonorità sperimentali. Da dove nasce la necessità di continuare a contaminare il vostro stile?

Forse perché ascoltiamo molti generi musicali ed il nostro background di ascoltatori, ma soprattutto di musicisti, non si ferma ad un solo genere. O semplicemente perché ci annoiamo facilmente.

Nel corso della vostra carriera avete sempre evitato di seguire mode passeggere. Quanto è importante mantenere una forte identità personale?

È importante avere la propria identità personale, ma non è facile costruirla e mantenerla credibile. Ed il passo è breve nel cadere nell’immobilismo artistico e quindi fare lo stesso disco per tutta la propria carriera.

Il titolo “De Reptilium Arcanis” richiama un immaginario misterioso e primordiale. Come nasce il concetto alla base del disco?

Non esiste un concept album. I testi richiamano atmosfere, narrazioni, storie che scaturiscono dalla mia mente mentre scrivo, prendendo ispirazione da libri di fantascienza ed horror che leggo. Non ti nascondo che comunque la fonte principale sia Lovecraft. Il titolo “De Reptilium Arcanis” è nato da me e Ricky dopo che ci siamo scambiati alcune idee su un ipotetico titolo. Visto che in questo disco si parla della Madre di Tutti i Vermi o del Padre dei Serpenti, abbiamo trovato questa locuzione. Poi a me ricorda il “De Vermis Mysteriis” di Robert Bloch.

La scrittura di un album dopo tanti anni di esperienza è ancora un processo istintivo oppure oggi affrontate la composizione con una maggiore pianificazione?

Oggi pianifichiamo, anche molto, e penso che non sia una cosa negativa quando hai a disposizione un musicista come Ricky, che è un fiume in piena ed ha a disposizione centinaia di idee, poi coadiuvato dall’entusiasmo di Andrea e dalle capacità esecutive di Macha, non avremmo problemi a pubblicare un album all’anno. Certo che l’ispirazione è sempre una cosa che ci aiuta, perché ripetersi è un errore che potrebbe essere consumato in un momento.

Quale brano di “De Reptilium Arcanis” pensate rappresenti meglio il nuovo corso degli Infection Code?

Penso che “Kings Among Insects” o “Fermi Paradox” siano i brani che meglio rappresentino gli Infection Code di oggi.

Dopo undici album, qual è ancora oggi la sfida più stimolante quando entrate in fase creativa?

Siamo sempre in fase creativa, almeno io, magari che scrivo solo i testi, un po’ meno rispetto a Ricky, ma ti assicuro che a volte mi chiedo anche io da dove troviamo tutta questa ispirazione e voglia di comporre. Che poi a tratti è anche stancante, ma ti assicuro che è una dipendenza. Passano pochi giorni dalla fine delle registrazioni che già parliamo di nuove idee.

Se doveste descrivere “De Reptilium Arcanis” a chi non ha mai ascoltato gli Infection Code, quali parole usereste?

Per chi ascolta e conosce un poco il metal estremo potrebbe trovare un giusto equilibrio tra death metal, thrash, industrial, psichedelia e prog. Per chi non è addentro alla musica estrema potrebbe trovare nuovi stimoli musicali.