Gli INFECTION CODE, storica realtà dell’industrial thrash italiano, tornano a colpire con l’annuncio del loro undicesimo album in studio: “De Reptilium Arcanis”, in uscita il 12 giugno 2026 per Nadir Music. Un ritorno che non suona affatto come routine discografica, ma come un vero reset interno: nuova formazione, nuovo assetto e soprattutto il rientro di Massimo “Macha” Accornero alla chitarra, elemento che riporta al centro una fisicità più diretta e tagliente nel riffing.
La produzione è affidata ancora una volta a Tommy Talamanca, che dai Nadir Music Studios di Genova scolpisce un suono perfettamente riconoscibile: chirurgico ma sporco, meccanico ma ancora umano nella sua aggressività. È proprio questa doppia natura a definire il disco: una macchina sonora che funziona con precisione industriale senza perdere la sua componente caotica e disturbante.
“De Reptilium Arcanis” si presenta come un lavoro concettualmente denso, quasi criptico, dove il linguaggio simbolico di titoli come “Pater Serpentium”, “Mater Vermium” e “False Messiah Squad” costruisce un immaginario di derivazione mitologica e distopica. La sensazione è quella di un bestiario contemporaneo, in cui potere, degenerazione e controllo vengono tradotti in forme sonore aggressive e stratificate.
Il lato più evocativo del disco emerge con “Fermi Paradox – The Nameless Mist”, probabilmente il brano più atmosferico e ambizioso del lotto, dove l’industrial si apre a scenari più rarefatti senza perdere tensione. Al contrario, “False Messiah Squad” e “World Eating Queen” riportano la band su coordinate più dirette e violente, con un impatto quasi fisico che richiama la componente thrash più classica del loro DNA.
La chiusura affidata a “King Among Insects” sintetizza bene l’estetica degli INFECTION CODE: una visione del mondo gerarchica, corrosa e priva di redenzione, trasformata in suono attraverso ritmiche martellanti e chitarre che sembrano muoversi come ingranaggi difettosi.
Il ritorno di Accornero si percepisce soprattutto nella maggiore compattezza dei riff e in una scrittura più focalizzata, che evita dispersioni pur mantenendo l’approccio stratificato tipico della band. È un dettaglio che contribuisce a rendere il disco più “centrato” rispetto ad alcune prove passate, dove la densità compositiva tendeva talvolta a diluire l’impatto immediato dei brani.
La produzione di Talamanca gioca un ruolo fondamentale in questo equilibrio: ogni elemento è leggibile, ma mai sterilizzato. L’album suona moderno senza perdere abrasività, potente senza risultare levigato. È un suono che appartiene pienamente alla tradizione della band, ma che allo stesso tempo la aggiorna con una lucidità sonora più attuale.
Il punto di discussione resta la densità complessiva del lavoro. Gli INFECTION CODE non hanno mai cercato la semplificazione, e “De Reptilium Arcanis” non fa eccezione: la quantità di informazioni sonore, cambi dinamici e stratificazioni può risultare impegnativa e, in alcuni momenti, ridurre la memorabilità immediata dei singoli brani. Ma è anche parte della loro identità: un approccio che privilegia immersione e pressione costante rispetto alla fruibilità istantanea.
“De Reptilium Arcanis” non è un disco accomodante, e non vuole esserlo. È un lavoro coerente, duro e consapevole, che riafferma gli INFECTION CODE come una delle realtà più solide e radicali del panorama estremo italiano. Un album che non cerca compromessi, ma li rifiuta con ostinazione. E proprio per questo, funziona.
Recensore: Derek Vinyard
Tracklist:
1. Pater Serpentium
2. Mater Vermium
3. False Messiah Squad
4. Fermi Paradox – The Nameless Mist
5. World Eating Queen
6. King Among Insects




