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Dish-Is-Nein: “I Valori della Crisi”, un manifesto della loro identità presente

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Con “I Valori della Crisi”, i Dish-Is-Nein rileggono in chiave attuale un classico dei Disciplinatha, trasformandolo in una riflessione sulla perdita dei valori dell’Occidente. In questa intervista per Metal in Italy, la band racconta come il ricordo di Dario Parisini abbia accompagnato la realizzazione dell’album Occidente – A Funeral Party e come il brano, nato per essere eseguito dal vivo, sia diventato un manifesto della loro identità presente.
Un lavoro che unisce memoria e attualità, senza nostalgia, ma con la volontà di restituire una visione lucida del tempo in cui viviamo.

Come vi siete confrontati emotivamente con il ricordo di Dario Parisini durante la realizzazione del brano?
Il confronto emotivo di cui parli si è palesato apertamente all’inizio della lavorazione dell’album (Occidente – A Funeral Party); non è infatti un caso in questo disco risuoni “fragorosa” l’assenza di chitarre elettriche. Il lavoro di reinterpretazione di un classico dei Disciplinatha invece, da un punto di vista emozionale, si è svolto in modo piuttosto lineare, sereno oserei dire.

Quanto il dolore e la perdita hanno modellato il vostro approccio creativo?
Il dolore per la perdita di una persona cara rappresenta un bagaglio emotivo che ti porti dietro, sempre. Poi, se questo in qualche modo vada ad influenzare il processo creativo, in tutta sincerità non lo so. Quando con Roberta abbiamo lavorato al riarrangiamento in chiave Dish-Is-Nein di questo vecchio brano dei Disciplinatha non ci siamo soffermati sul tipo e la natura degli imprinting emotivi, ma soprattutto sulla chiave interpretativa per rendere un brano del nostro passato totalmente compatibile e rappresentativo del nostro presente.

In che modo “I Valori della Crisi” riflette la vostra crescita personale e artistica?
Mah, credo che la nostra attuale attitudine (sarei un po’ presuntuoso se parlassi di crescita, se siamo cresciuti o meno preferisco lo decida che ci ascolta) artistica l’abbiamo palesata con il lavoro svolto per “Occidente – A Funeral party”. La rielaborazione di “Crisi di Valori” nasce in primis dalla volontà di avere qualche brano dei Disciplinatha da suonare Live. Successivamente con Roberta ci siamo resi conto che la nuova versione “riarmata” suonava davvero potente, contemporanea, perfettamente allineata al nuovo sound, oltre ad avere un testo di una attualità disarmante. Da qui l’idea di farla uscire insieme ad un video sulle piattaforme streaming (e prossimamente su vinile 12”).

Qual è il ricordo più vivido che vi lega al periodo dei Disciplinatha?

I ricordi sono tanti, tantissimi, gli aneddoti pure. È stato un periodo della mia vita, umana ed artistica, del quale vado sicuramente orgoglioso … a memoria non credo di volere / dovere rinnegare nulla di ciò che abbiamo fatto. Però, appunto, è stato … passato. Io, per carattere, intenzioni e, perché no, anche ambizione, finché “sentirò” di avere cose da dire, da un punto di vista musicale ed artistico in senso lato, continuerò a guardare davanti a me, non dietro. Mi piace pensare quello che sarò in grado di fare con i prossimi lavori dei mei progetti artistici piuttosto che “armeggiare” con la clessidra della memoria.

Quanto la nostalgia vi ha guidato o ostacolato nel processo di reinterpretazione?
Nessuna nostalgia, solo l’obiettivo di fare il migliore lavoro possibile per rendere il brano pienamente allineato alle nuove produzioni.

Il video mostra la dissoluzione dell’occidente. Quale immagine vi ha colpito di più durante le riprese?
Premessa; le immagini che vedi nel video non sono girati “originali”. Questo avrebbe richiesto un investimento economico che purtroppo non ci possiamo permettere. Guido Ballatori, il videomaker che ormai da tempo collabora stabilmente con noi, dopo un confronto su come interpretare in immagini il contenuto del testo, il concept del brano, ha fatto una ricerca, trovando e, quando necessario, acquistando, le immagini ritenute idonee allo scopo. Dopo si è trattato di un minuzioso lavoro di montaggio e post produzione. Personalmente le immagini che maggiormente mi hanno colpito sono le iniziali e finali del video, quelle in bianco e nero che a mio modo di vedere rendono in modo drammaticamente efficace la dissoluzione, il crollo dei valori formanti l’occidente dal dopoguerra all’ultima decade del secolo scorso.

Quanto è stato difficile rappresentare visivamente la “perdita dei valori” senza cadere in stereotipi?
Questa è stata “la sfida” nella realizzazione del video: evitare in tutti i modi possibili di cadere nei classici stereotipi che certe immagini possono generare. Le due fazioni che nel video si scontrano non dovevano in alcun modo essere riconducibili a movimenti politici Vs. potere costituito. Si tratta di un’allegoria, scevra da qualsiasi influenza / catalogazione politica. Il video, coerentemente con il testo del brano, vuole essere uno specchio che ci rimanda alla caduta, al disfacimento di valori dati per indissolubili fino ad alcuni decenni fa. Rispetto alla versione originale del brano (quella dei Disciplinatha per intenderci) cambia il punto di vista. Oggi sembra che le nuove generazioni abbiano archiviato ogni forma di coscienza sociale: protestare pare quasi un passatempo da weekend, una scusa per evitare altro: impegni e doveri. All’epoca della versione originale del brano non c’erano i social ad imboccare pensieri prefabbricati: si ragionava, si rischiava, ci si sporcava le mani. Oggi, invece, basta un hashtag per sentirsi rivoluzionari, purché non costi fatica. Un tempo i diritti si conquistavano assieme ai doveri; oggi si vuole solo “incassare”. Qui sta il passaggio da “Crisi di Valori” ai “Valori della Crisi”. Un plauso indiscusso va a Guido che ha saputo rendere con immagini (non sue) un concetto non così semplice da palesare.

Quanto la musica e le immagini possono influenzare la percezione della realtà in chi ascolta?
Musica ed immagini possono avere un impatto fortissimo nel darci un imprinting percettivo relativamente a cosa si vuole veicolare, basta pensare, ad esempio, alla sonorizzazione di immagini di certi film: l’attacco al villaggio vietnamita in “Apocalypse Now” avrebbe avuto la stessa forza senza il commento sonoro della “Cavalcata delle Valchirie”? Immagino di no. Ovvio che per raggiungere un determinato obbiettivo vada tutto considerato e parametrato nel migliore dei modi possibile. Siamo riusciti noi in questo intento con il video de “I Valori della Crisi”? Spero e credo di sì, ma preferisco siano i fruitori a deciderlo.