I Krifi Wag hanno recentemente pubblicato il terzo estratto da Red Carpet Vol. 2. e ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con la band.
Il nuovo singolo nasce da una sfida quasi “hardcore” nel metodo, scrivere e arrangiare tutto in un giorno: quanto c’è di istinto puro in questo pezzo e quanto invece è figlio del vostro background più ragionato?
Abbiamo cercato di trasmettere la nostra parte piu istintiva ed emozionale servendoci del testo, semplice e diretto. Anche la forma che abbiamo dato al suono generale del pezzo è il frutto di istintività ed emozioni che abbiamo deciso di riversare in esso. Forse pensandoci la nostra parte razionale è intervenuta alla fine del processo di scrittura, in quanto ci siamo soffermati ad ascoltare quello che abbiamo prodotto durante l’impeto compositivo.
Coinvolgere Ben Koller non è esattamente una mossa casuale: come è nata concretamente questa collaborazione e cosa ha portato al brano, in termini di energia e approccio, rispetto a come lo avevate immaginato inizialmente?
Siamo da sempre fan dei Converge e quindi di Ben…la nostra collaborazione è nata dopo averlo contattato tramite i suoi canali social. Gli abbiamo proposto il nostro pezzo (che forse era l’unico e il piu adatto) che gli è piaciuto subito. Ben ha trovato pane per i suoi denti, e infatti il suo contributo al pezzo è stato molto organico e pieno di energia. E’ riuscito ad inserirsi in una canzone già pronta, la cosa interessante è stata poi ascoltare il risultato finale e meravigliarsi di come le nostre linee di chitarra, di basso e la voce siano riusciti ad ispirarlo in una performance così fresca e a fuoco.
I Converge hanno sempre avuto un modo molto fisico e viscerale di intendere la musica: sentite che questa collaborazione ha tirato fuori un lato più “estremo” del vostro suono?
Sicuramente come dicevamo prima, riascoltarci e riflettere sul lavoro fatto ci ha permesso di comprendere dei lati musicali di noi stessi che magari non abbiamo ancora avuto occasione di liberare. Siamo una band molto aperta e incorporiamo nel nostro suono una varietà molto ampia di influenze. Il nostro ultimo disco ne è la prova, ascoltandolo potrete trovare Krifi Wag sotto diverse declinazioni.
Questo brano e “The Wild Ride” arrivano dallo stesso periodo creativo ma sembrano avere due anime diverse: sono due facce della stessa identità o rappresentano direzioni che state ancora cercando di mettere a fuoco?
Sicuramente sono dei brani che possono essere identificati come fratelli. Del resto anche tutti gli altri…diciamo che la madre è sempre la stessa ma i figli si sa…hanno ognuno il loro carattere. Pensiamo sia un valore da sottolineare o estremizzare se ne abbiamo la necessità. Una cosa è certa, vogliamo essere i piu sinceri possibile dal punto di vista artistico.
Red Carpet Vol. 2 chiude un ciclo iniziato qualche anno fa: arrivati a questo punto, vi sentite più vicini a quello che volevate essere all’inizio o avete completamente cambiato prospettiva lungo il percorso?
Abbiamo scoperto che vogliamo approfondire noi stessi e la nostra musica con nuovi esperimenti e ricerche dal punto di vista compositivo. Un piccolo indizio è il nostro pezzo uscito da poco “Discipline Delirium”. Un pezzo che essendo il piu sperimentale di tutti crea quasi un distacco da tutto il resto, ecco forse il prossimo disco cercherà di prendere questo distacco e inglobarlo dentro qualcosa di completamente diverso.
La vostra musica mantiene un equilibrio interessante tra sensibilità melodica e attitudine punk, ma con questa nuova uscita sembra esserci anche più urgenza e impatto: è un’evoluzione naturale o una scelta precisa per spingere il suono verso territori più diretti e “fisici”?
Crediamo che la spontaneità e la sincerità artistica sia sicuramente uno dei punti cardini del progetto, quindi ci sentiamo di rispondere che tutto questo è avvenuto con naturalezza. Ci piace mescolare gli elementi all’interno della nostra musica, siamo sicuramente immersi nella musica che ascoltavamo da ragazzini. Infatti non abbiamo ancora abbandonato quella musica, gli anni sono passati però ed hanno portato alle nostre orecchie un sacco di altre vibrazioni che si sono fuse con le nostre radici musicali.



