Inner Vitriol: L’Arte come Resistenza e il Sacro “Centimetro” di Integrità
Gli Inner Vitriol sono una band progressive-dark metal di Bologna che ha guadagnato risonanza internazionale grazie all’acclamato debutto Into the Silence I Sink. Il loro nome deriva dal motto alchemico rinascimentale V.i.t.r.i.o.l. (Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem), metafora di un viaggio nell’Ego alla ricerca della verità filosofica tra aggressività e introspezione. Hanno calcato i palchi di tutta Europa condividendo la scena con giganti del calibro di Dream Theater, Sons of Apollo, Soen e Geoff Tate. Il nuovo lavoro Semper Tacui è un concept album ispirato ai graffiti di Palazzo Chiaramonte-Steri a Palermo, dove venivano reclusi i prigionieri dell’Inquisizione, incentrato sul rapporto tra Tempo e individuo

Dopo quattordici anni dal debutto “Into the Silence I Sink”, gli Inner Vitriol tornano con un’opera monumentale. Abbiamo incontrato Michele Panepinto (MP) e Michele Di Lauro (MDL) per approfondire e capire cosa si nasconda dietro questo concept album che fonde storia, filosofia e prog metal d’avanguardia.
Bentornati. Tra il vostro primo album e “Semper Tacqui” sono passati molti anni. Cosa è successo in questo lungo intervallo di tempo?
MP: È fondamentale fare una precisazione cronologica per inquadrare il nostro percorso. Il nostro debutto ufficiale, Into the Silence I Sink, è uscito nel 2012, preceduto solo da un EP nel 2009 che consideriamo poco più di una demo. Dopo il 2012 abbiamo girato molto, ma poi l’impegno massiccio per la costruzione fisica dell’Alchemica tra il 2014 e il 2018 e la successiva pandemia hanno dilatato enormemente i tempi per un nuovo full-length.
MDL: Abbiamo utilizzato gli ultimi anni per ricostruire la nostra identità. Nel 2023, ci siamo rimessi seriamente a rilanciare il progetto, e nel 2025 abbiamo pubblicato un EP e due singoli con i relativi video musicali: “Endless Spiral” e la nostra reinterpretazione del classico della PFM del 1971, “Impressioni di Settembre”. Queste uscite sono state accompagnate dal cambio di moniker in Inner Vitriol e sono servite a presentare la nuova formazione.
MP: C’era l’esigenza di riregistrare e rilanciare parte del materiale vecchio per riportare il nome della band a un livello di credibilità internazionale. Volevamo che Semper Tacqui non uscisse dal nulla, ma che venisse accolto come il lavoro di una band con un percorso solido e riconoscibile.
MDL: Proseguendo su questa linea, all’inizio del 2025, come dicevo prima, abbiamo pubblicato l’EP “Butterflies”, contenente l’omonimo singolo. È stata un’uscita importante che ci ha permesso di curare molto l’aspetto visivo e di tornare a essere presenti in modo costante con tour e festival prima del grande annuncio del nuovo disco. In sintesi, ogni singola uscita dal 2023 a oggi è stata un tassello fondamentale per preparare il terreno alla narrazione complessa e profonda di Semper Tacqui.

In questi dieci anni come siete cambiati voi e come è cambiata la vostra musica?
MP: Gli unici rimasti fin dalla nascita del progetto siamo io e Francesco (Lombardo, bassista e autore ndr). Cambiando i musicisti attorno a noi, cambiano inevitabilmente i colori e i mood, perché ognuno porta la sua esperienza. Il nostro metodo però è rimasto lo stesso: Francesco elabora il concept e i testi, poi insieme definiamo le strutture prima di coinvolgere gli altri.
MDL: C’è stata un’evoluzione filosofica. Se Into the Silence I Sink era un’invettiva contro l’incomunicabilità vista come una gabbia, in Semper Tacqui c’è una rivalutazione del silenzio. Oggi il silenzio è visto come l’unica forma di resistenza contro un mondo iper-comunicativo che vuole ingabbiarti in schemi predefiniti. Il titolo significa “ho sempre taciuto” e rivendica la fedeltà alla propria autointegrità.
Il concept dell’album è legato a un luogo storico molto particolare. Ci raccontate questa genesi?
MDL: L’idea è nata nel 2012 visitando le carceri del Palazzo Chiaramonte-Steri a Palermo, antica sede dell’Inquisizione. Lì gli intellettuali prigionieri, privati di tutto, usavano terra, carbone e urina per creare pigmenti e disegnare sulle pareti delle celle.
MP: In un angolo c’è proprio la frase “Semper Tacqui”. È il monito di qualcuno che, pur sapendo di andare a morte, ha rivendicato il diritto di non confessare e non abiurare attraverso il silenzio. Il disco segue il viaggio interiore di un condannato durante il suo ultimo anno di vita. È una metafora potente: l’arte — quel marchio lasciato sul muro — è l’unico modo per sopravvivere a una natura e a una società che ci vogliono caduchi.
Musicalmente, come avete tradotto questa sofferenza e questa tensione?
MP: Abbiamo cercato di seguire la narrazione quasi fosse un musical, curando l’aspetto introspettivo. Se il personaggio è solo in cella, la musica si fa sofferta e tranquilla; se c’è tensione, esplode.
MDL: Usiamo il mezzo musicale in modo narrativo, come in Jesus Christ Superstar. Abbiamo inserito poesie in siciliano arcaico registrate in audio binaurale per un’esperienza immersiva. Musicalmente usiamo polimetrie e gruppi irregolari per creare un senso di “inciampo” e fastidio, rispecchiando l’oppressione della prigionia. Ad esempio, Waterfall è una metafora del tempo: per un condannato, il fiume della vita finisce bruscamente in una cascata contro cui schiantarsi.
Parliamo della produzione tecnica. Lavorare con nomi come Marco Barusso e Marco D’Agostino deve aver dato una marcia in più al disco.
MP: Con Marco Barusso è nata una dialettica intensa. Essendo lui un chitarrista fortissimo, ha un orecchio da musicista e un’attitudine pronta a sperimentare. Volevamo un controllo maniacale e con lui abbiamo lottato per mantenere la nostra visione, evitando un “polishing” che avrebbe appiattito i dettagli.
MDL: Non volevamo perdere i “piattini” o le 58 tracce di chitarra che avevamo stratificato. Barusso ha capito quali erano le nostre cose irrinunciabili. Il mastering di Marco D’Agostino è stato poi un potenziamento naturale del mix, senza stravolgere i colori che avevamo creato.
Parliamo di una collaborazione che per ogni fan del prog metal ha del leggendario: quella con Geoff Tate. Come siete passati dall’essere la sua band di supporto a definire Tate il vostro “zio” acquisito? Raccontateci com’è nato questo legame così stretto.
MP: Guarda, è una di quelle storie assurde che solo la musica sa regalare. Tutto è iniziato a Venezia, nel settembre 2024, quando abbiamo aperto una sua data. Il promoter ci propose di partecipare, la sera prima del concerto, a una cena con Geoff e un gruppo di suoi amici turisti americani. Ci disse: “Portatevi due chitarre che si cazzeggia un po’”. Ci siamo presentati e l’atmosfera era incredibile, sembrava di stare in una trattoria romana alla “Parolaccia”: risate, musica e una sintonia immediata. È stato letteralmente amore a prima vista.
MDL: Da lì è nato un rapporto che va ben oltre la musica. Ci hanno invitato a suonare di nuovo con loro a Milano e poi, a febbraio 2025, abbiamo fatto un’intera leg del loro tour europeo. Si è creato un legame di mentoring e amicizia vera, tanto che Michele ora è diventato ufficialmente il suo batterista per tutte le date europee. Siamo diventati così intimi che, pensa, il giorno prima del nostro release party non saremo a Bologna, ma in Umbria alla festa di compleanno di sua moglie, nella villa che hanno preso lì.
Com’è stato averlo fisicamente nei vostri studi all’Alchemica per registrare “Weaker and Fading”? Non è stata la classica collaborazione “a distanza” via email, giusto?
MP: Assolutamente no. Geoff e sua moglie si sono fermati in zona proprio per venire da noi. È stato surreale: ci siamo seduti qui in studio, abbiamo parlato a lungo del testo, gli abbiamo fatto ascoltare il brano e lui è entrato nel box e ha registrato. Ma la parte più bella è stata il “dopo”: finita la sessione siamo andati a casa mia, ho acceso il camino e abbiamo cenato insieme tra chiacchiere e bottiglie di vino. È una cosa potentissima a cui non mi sono ancora abituato.
MDL: C’è poi un valore simbolico immenso in quello che canta. In “Weaker and Fading”, Geoff interpreta una strofa in cui si chiede, prima che arrivi la morte, se ha fatto abbastanza. Sentire una divinità assoluta del progressive, un uomo che nella sua carriera ha raggiunto vette storiche, porsi una domanda così umana e filosofica, dà al brano una valenza incredibile. Non è stato un semplice “ospite” che ci ha mandato una traccia; è stato un artista che si è immerso nel nostro mondo, prestando la sua voce a una riflessione sulla fedeltà ai propri principi che ci accomuna tutti.
Un’altra collaborazione di assoluto rilievo nel disco è quella con Andy Kuntz dei Vanden Plas. Com’è nato il contatto con lui e in che modo la sua voce si inserisce nella narrazione di Semper Tacui?
MP: Quello con Andy è stato un altro viaggio incredibile che ci ha riportati direttamente alla nostra adolescenza in un paesino sperduto della Sicilia, quando “consumavamo” i dischi dei Vanden Plas,. Il punto di contatto è stato Chris Falk, il fondatore del fan club europeo della band, che ci vide suonare in tour con gli Evergrey e divenne un nostro sostenitore così attivo da farsi il suo primo tatuaggio proprio con il logo degli Inner Vitriol,,. È stato lui a parlare di noi ad Andy, tanto che quando lo abbiamo incontrato di persona, Kuntz ci ha accolti scherzando e definendoci “la band che gli ruba i fan”.
MDL: Gli abbiamo proposto di partecipare al disco perché amiamo la sua voce e lui ha accettato immediatamente, dimostrando una voglia sincera di collaborare. Andy è il protagonista vocale, insieme a Gabriele, di “On a Cold Floor”, il brano che descrive il momento traumatico in cui il condannato, dopo la tortura, viene trascinato sul pavimento freddo della cella e prende coscienza della sua sorte,,. Nonostante abbia registrato nel suo studio in Germania, c’è stata una comunicazione profonda e costante tra noi,.
MP: Andy si è appassionato al brano a tal punto che, sebbene inizialmente dovesse cantare solo una piccola sezione, è stato lui stesso a proporre di trasformare la sua parte in un vero e proprio duetto. È stato estremamente professionale: ha lavorato meticolosamente sui testi con Francesco e ci ha inviato diverse varianti di arrangiamento vocale, mettendoci davvero molto del suo,. Per noi è stato un onore immenso veder collaborare al nostro concept un artista che ha fatto la storia del genere e che stimiamo da sempre.
Cosa devono aspettarsi i fan dal punto di vista dei formati fisici e dell’attività live?
MP: Partiremo per un tour europeo il 27 marzo, toccando Grecia, Turchia, Balcani e Germania. Il tour per noi è un “rituale Zen”, una dimensione monacale dove puoi focalizzarti solo sulla musica e sulla meditazione, lontano dalla frenesia quotidiana. Paradossalmente, proprio la routine del viaggio e i momenti di “noia” che la vita moderna solitamente cancella, creano un “non-spazio” perfetto per la meditazione e la nascita di nuovi concept o intuizioni musicali. Non siamo affatto “topini da studio” come ci si aspetta siano musicisti prog…; la dimensione live ci permette di far emergere lati più estroversi e di imparare costantemente dal confronto con altre realtà professionali. Questa immersione totale nella musica e l’apertura mentale derivante dal viaggio sono il nutrimento intellettuale che ci permetterà di non far passare altri dodici anni per il prossimo lavoro, avendo già gli “hard disk” pieni di idee da sviluppare
MDL: Per i collezionisti abbiamo creato un artbook di 21×21 cm che funge da diario di bordo della genesi del disco. Faremo uscire anche vinili colorati e collectors box con elementi unici: plettri o addirittura Polaroid originali scattate nelle celle di Palazzo Steri. Vogliamo che ogni copia sia un pezzo unico.

In chiusura, qual è il messaggio finale che “Semper Tacqui” vuole lasciare all’ascoltatore?
MDL: Il disco si chiude con il brano I See the Flames, che è un compendio di tutto il materiale precedente e include un richiamo invertito a Into the Silence. Il messaggio è quello della Self Integrity: parliamo del tuo “centimetro di libertà” che nessuno può toglierti..
MP: Puoi rinunciare a tutto, ma devi preservare quel nucleo che ti definisce. Il graffito sul muro è l’unica vittoria possibile sulla carne che perisce. Speriamo che chi ascolta trovi la stessa forza del condannato nel difendere ciò che lo definisce, a qualunque costo.
Al seguente link potete vedere il video del primo singolo uscito, Weaker and Fading
Inner Vitriol – Weaker and Fading (feat. Geoff Tate)



